Manganellate agli studenti, Lamorgese: “In piazza confronto e ascolto”

Dopo giorni di silenzio il ministro dell'Interno invita prefetti e questori a seguire una linea di "dialogo costruttivo e costante".

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Dopo giorni di silenzio sulle botte della polizia agli studenti nelle piazze di Milano, Torino e Napoli – cariche avvenute lo scorso 28 gennaio durante i presidi per Lorenzo, uno stagista di Udìne morto in fabbrica a soli 18 anni – interviene il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Senza citare le manganellate, con alcune ragazze e ragazzi rimasti seriamente contusi – il ministro afferma: “La linea da seguire non può che essere quella del confronto e dell’ascolto, nella prospettiva di un patto destinato alle nuove generazioni che sappia coinvolgere tutte le istituzioni e l’intera società civile”. Il ministro Lamorgese sottolinea di aver “sensibilizzato” i prefetti su questo aspetto. La gestione dell’ordine pubblico che su territorio è affidata proprio ai prefetti e alle forze di polizia, aggiunge il ministro, “si nutre anche di un costruttivo e costante dialogo con le istituzioni e del rispetto delle regole da parte di chi vuole manifestare il proprio dissenso”. Sulle violente cariche agli studenti si sono scatenate dure proteste. A Torino c’è ancora un ragazzo ricoverato con emorragia cerebrale e una studentessa di 18 anni con un’anca rotta. Un altro giovane torinese, intervistato da Selvaggia Lucarelli sul quotidiano “Domani”, ha raccontato con un poliziotto prima ha provato a dargli una manganellata nelle parti intime e poi gli ha messo le mani al collo. Una violenza – sottolineano molti osservatori – che non si era vista a Roma il giorno dell’assalto fascista alla sede della Cgil.

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