Legambiente, goletta dei Laghi sul Garda: tre località fuori dai limiti

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Sono stati sei i punti monitorati quest’anno dalla Goletta nelle acque del lago di Garda e sottoposti ad analisi microbiologiche. Di questi tre sono risultati fuori dai limiti di legge e più precisamente giudicati come“fortemente inquinati”. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi. In tre di questi sono state riscontrate cariche batteriche oltre i limiti di legge: si tratta della foce del canale nei pressi della spiaggia in località Le Rive, a Salò, uscito fuori dai limiti anche nel 2020 dopo due annate di buoni risultati; della foce del torrente nei pressi del porto di Padenghe sul Garda, risultante fuori dai limiti alle analisi della goletta oramai da oltre dieci anni; e, infine, fortemente inquinato risulta la foce del rio nell’Oasi San Francesco del Garda a Desenzano del Garda, punto nuovo introdotto quest’anno su segnalazione del circolo locale. Entro i limiti invece gli altri due punti a Desenzano del Garda, la foce del canale presso la Spiaggia d’Oro e presso la spiaggia a sud della Lega Navale, e il prelievo effettuato presso la foce del torrente Toscolano a Toscolano Maderno. È questa la fotografia scattata nella tappa lombarda lungo le sponde del Lario   da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. I risultati sono stati presentati all’interno di una conferenze stampa che  ha visto la partecipazione di Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia, Paolo Bonsignori Circolo Legambiente Garda, Elisa Scocchera, Portavoce Goletta dei Laghi.

“Dal 2006 con Goletta dei Laghi monitoriamo le criticità dei laghi lombardi – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Una condizione questa che ci ha permesso di mettere in luce i punti deboli e spostare l’attenzione dalla balneabilità delle acque al loro disinquinamento. Anche in un lago come il Benaco assistiamo a situazioni cronicizzate che stentano ad essere risolte. Il tema del risanamento delle acque, soprattutto in provincia di Brescia, è centrale per risolvere una delle tante criticità che permangono nel bresciano. I fondi del Pnrr dedicati alle acque possono aiutare questo percorso. Importante è agire prendendo in carico i problemi e cercando le giuste soluzioni, senza spostare nel tempo la salvaguardia di un bene prezioso come l’acqua”

“Anche quest’anno dobbiamo constatare che le criticità non sono cambiate – dichiarano Paolo Bonsignori e Cristina Milani del Circolo Legambiente per il Garda – Soprattutto per quanto riguarda Salò e Padenghe, i punti analizzati continuano ad essere impietosi. Una situazione conosciuta e che, in massima parte, continua ad essere imputabile agli sfioratori di piena. Per quanto riguarda il punto all’Oasi San Francesco, tra Desenzano e Sirmione, invece, dobbiamo constatare come al degrado dei canneti, ambiti importanti di equilibrio dell’ecosistema, si sommi anche un problema di inquinamento delle acque da reflui non collettati. Di fronte a problemi che si ripresentano sempre uguali nel corso del tempo, rimaniamo basiti dal percorso che ha preso da tempo il progetto di nuovo depuratore, che non trova una collocazione certa. Troppi errori hanno condizionato l’iter, prima fra tutte, l’insufficiente informazione ad associazioni e cittadini che ha generato incomprensioni e divisioni, da ultima la nomina del Commissario che non  ha certo appianato i contrasti esistenti. Diciamo da tempo che trovare una collocazione per il nuovo impianto nel bacino del Garda è necessario, continuando ad utilizzare, come ricettore finale, il fiume Mincio e i canali irrigui. Spostando i reflui depurati verso altre ipotesi territoriali, non si fa altro che allungare i tempi di un intervento necessario per la sicurezza del Garda”.

 

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