Covid seconda ondata, Pd: Regione non ha imparato nulla da suoi errori

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Silvia Roggiani

Era il 20 febbraio di quest’anno quando la Lombardia e l’Italia scoprivano il paziente 1, il trentottenne di Codogno affetto da Covid-19. A distanza di otto mesi la sensazione è che in questa Regione si sia fatto ben poco per prepararsi ad arginare la prevedibile seconda ondata. Una sensazione purtroppo supportata dai numerosi appelli di medici ed esperti che denunciano oggi la fragilità di un sistema e una macchina incapace di proteggere i suoi cittadini.

“Ancora, dopo otto mesi, purtroppo, ci troviamo a subire l’arroganza di una Regione incapace e impreparata – è con questa immagine che la segretaria metropolitana del PD Silvia Roggiani ha aperto la conferenza stampa di oggi, giovedì 22 ottobre, sulla gestione della seconda ondata di emergenza Covid-19 a Milano Metropolitana, che ha visto intervenire il capogruppo PD in Regione Fabio Pizzul, la consigliera regionale Carmela Rozza, il vicepresidente del Consiglio regionale Carlo Borghetti, il sindaco di Cesano Boscone Simone Negri e la dottoressa di medicina generale Anna Pozzi.
“Sentiamo il dovere di denunciare gli errori e le mancanze, a partire da una sanità territoriale sacrificata a favore di quella privata, dalla drammatica questione dei vaccini, con medici di base che si trovano con solo 30 dosi, ai ritardi sul reperimento di strutture per ospitare i pazienti sub-intensivi Covid o quarantenati. A fronte di una incapacità manifesta, perfino nel fare le gare, Fontana e Gallera continuano con la retorica dell’eccellenza, sostenendo che in Lombardia va tutto bene e che il sistema sta funzionando. Oggi i cittadini lombardi, al pari di mesi fa, non si sentono al sicuro e hanno capito che l’unica cosa fatta da questa giunta in questi mesi è provare in tutti modi a proteggere e promuovere se stessi”- conclude la segretaria dem Roggiani.

Le fa eco il capogruppo del PD in Consiglio regionale Fabio Pizzul: “La situazione è stata per troppo trattata come destinata a risolversi da sola, e oggi questa giunta non ha messo in campo alcuna delle iniziative che aveva annunciato. Siamo oltre la soglia di guardia, con numeri che addirittura sfuggono al controllo di Regione. Noi, responsabilmente, abbiamo accettato di sedere al tavolo, finalmente, aperto dal presidente Fontana, e a qual tavolo abbiamo portato la disponibilità di una collaborazione a favore dei cittadini. Al tempo stesso, è chiaro però, che a fronte di questa disponibilità, non faremo sconti, i troppi errori e i ritardi non possono passare sotto silenzio”.

“Stiamo vivendo un déjà vù di marzo, con la giunta regionale che punta tutto sull’ospedale in Fiera mentre la sanità territoriale era ed è ancora sguarnita – afferma la consigliera regionale Carmela Rozza -.Il rischio è di tornare ad avere i pazienti che muoiono in casa senza assistenza. I numeri sono chiari: il governo ha istituito e finanziato le Usca, le unità speciali di medici e infermieri dedicate alla diagnosi e alla cura dei pazienti Covid a casa. Oggi, all’inzio della seconda ondata, ne abbiamo meno di quante ne avevamo a maggio. Allora a Milano e Città metropolitana avevamo 70 medici impegnati nelle Usca e oggi ne abbiamo solo 12 / 14. Degli infermieri di famiglia e di comunità, che dovrebbero essere in Città Metropolitana 520, non c’è nemmeno l’ombra. Anche per l’ospedale in Fiera manca il personale e stanno cercando di drenare professionisti dalle altre strutture, ma non se ne coglie la logica. In Regione Lombardia non sono stati fatti concorsi centralizzati per la ricerca e selezione del nuovo personale che viene demandato alle singole ASST, in modo disfunzionale e poco efficiente, e nemmeno vengono stabilizzati i precari. Non vogliamo ritrovarci nella situazione di aprile, la Regione Lombardia assuma operativamente le nostre proposte.” – conclude la consigliera dem Rozza.

Non va tanto meglio sul fronte case di risposo per anziani e disabili. A scattare una fotografia è stato il consigliere regionale Carlo Borghetti: “A marzo la Regione lasciò sole le RSA con i risultati drammatici che sappiamo. Da allora la Regione ha fatto delibere e circolari a iosa per RSA e disabilità, ma quasi tutto è rimasto sulla carta, e adesso che la curva del contagio si impenna nelle RSA sale l’affanno: dove sono le strutture di appoggio per gli ospiti Covid previste dalla Regione? Dove sono i medici specialisti a supporto previsti dalla Regione? Quanti sono i tamponi disponibili per il tracciamento degli anziani asintomatici? Ad aprile l’82% dei decessi Covid non era stato diagnosticato Covid. Noi diciamo che il tracciamento deve essere costante anche per gli ospiti, oltre che per il personale. Da ultimo, ma fondamentale: la Regione ha in tasca più di 60 milioni di contributi non versati alle RSA a causa dei posti letto rimasti vuoti: li trasferisca subito ai parenti e ai gestori per sostenere l’assistenza agli anziani. È tutto urgente: abbiamo già dimenticato il dramma dei mesi scorsi?!”

“Regione Lombardia non è ancora pronta, ed è gravissimo che, per ammissione stessa dell’ATS Milano, ci siano grossi difficoltà perfino nel tracciamento – afferma il sindaco di Cesano Boscone Simone Negri. Per darvi una dimensione del problema, su 145 positivi registrati nella giornata di ieri sul territorio del nostro Comune, ad oggi si contano solo 11 contatti stretti totali nel database dell’Agenzia. Analoghe problematiche le registriamo nelle scuole, dove il tempo che intercorre fra la segnalazione e lo screening è troppo ampio. Bisogna intervenire con i test antigenici rapidi, al più presto – spiega il primo cittadino Negri -. In più scontiamo anche il problema della carenza di medici di medicina generale. Stando a quanto pubblicato ieri in un bollettino da Regione Lombardia, sul territorio di ATS Milano ne mancano ben 216, 56 solo nella città di Milano, e questo vuol dire circa 300mila pazienti scoperti. Chiediamo a Regione Lombardia di supportare economicamente gli specializzandi che aderiscono, nell’ottica di offrire loro una prospettiva di stabilizzazione in un determinato distretto, e di aumentare il numero di borse di studio per la medicina generale. Specie in un momento delicato come questi è da irresponsabili lasciare i cittadini senza il proprio medico di famiglia – conclude Negri.

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