Milan e Olimpia ricordano Kobe Bryant

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“L’Olimpia è profondamente addolorata per l’improvvisa scomparsa del Grande Kobe Bryant e della figlia Gianna Maria Onore e si unisce al tremendo dolore della famiglia. Kobe è stato proprietario di minoranza del nostro club durante la stagione 1999/00 quando la società era gestita da Pasquale Caputo e dal padre Joe Bryant. Kobe aveva 41 anni, lascia i genitori, due sorelle, la moglie Vanessa e tre figlie”. Così l’Olimpia Milano ricorda il campione di Nba morto in un incidente in elicottero. “Per tutto il mondo del basket è solo il momento di piangere. La scomparsa di Gianna assieme a lui rende tutto ancora molto più drammatico – si legge sul sito della società -. Kobe aveva vissuto e cominciato a giocare a basket in Italia, al seguito del padre Joe che era venuto a giocare a Rieti, poi era stato a Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, sette anni cruciali durante i quali Kobe aveva imparato a fare canestro e appreso l’italiano, una lingua che non avrebbe più dimenticato. Era bambino quando all’intervallo delle partite di Joe intratteneva il pubblico con i suoi tiri, i palleggi, i crossover che denunciavano una straordinaria precocità agonistica. Kobe sarebbe tornato in America con la famiglia a Philadelphia, dove avrebbe appreso la parte di basket che coltivano in America, il basket di strada, l’uno contro uno. A Lower Merion High School, situata in un sobborgo di Philadelphia, King of Prussia, sarebbe diventato così bravo da diventare nel 1996 la prima guardia a passare direttamente dal liceo alla NBA, scelto al numero 13 dai Lakers via Charlotte. E ai Lakers è rimasto tutta la vita, vincendo appunto cinque titoli, giocando sette finali, vincendo due titoli di MVP della finale, segnando 81 punti in una partita contro i Toronto Raptors e 60 nella gara conclusiva della sua carriera, quando disse “Mamba Out” e lanciò via il microfono, imitato in seguito da Barack Obama nel suo ultimo discorso da Presidente. Riposa in pace Campione, accanto a Gianna”.

Il grande campione è ricordato anche dal Milan di cui Kobe era tifoso. Era il febbraio 2019 e Kobe Bryant, – si legge sul sito della società rossonera -intervistato da Univision Deportes, aveva voluto ribadire la fede per il Milan: “La mia squadra di calcio preferita? Ho sempre tifato per il Milan, posso dire di avere il sangue rossonero. Lo seguo da quando sono piccolo. Non a caso il mio calciatore preferito è van Basten, lo amavo quando giocava nell’attacco rossonero. In quella squadra c’erano anche campioni come Maldini, Gullit, Rijkaard e Baresi”. Parole che testimoniano, da parte del fuoriclasse umano e sportivo scomparso nella tragedia dell’ultima domenica di gennaio, una fede pura, vera, non occasionale. Mai banale Kobe, in tutte le cose che ha detto e fatto in carriera. Sul parquet e con la sua famiglia, davanti a un microfono o a una telecamera. Era stato a Milanello nel luglio 2013 e tutti i giocatori rossoneri lo guardavano ammirati, estasiati, gratificati. Non appena poteva, la leggenda dei Los Angeles Lakers parlava di Milan. Lo aveva fatto anche nel gennaio 2017 al quotidiano spagnolo AS: “Guardo sempre la Serie A, il Milan è la mia squadra del cuore: sono un puro rossonero. Ora la squadra non è forte come in quegli anni ma sta migliorando”. Quando l’erede di Michael Jordan aveva vissuto il Kobe Day dando l’addio al basket nell’aprile 2016, il Milan, il Barcellona e tanti giganti dello sport mondiale lo avevano omaggiato. L’ultima volta che il Milan aveva parlato a Kobe risale all’agosto dello scorso anno: “Resterai sempre quel ragazzino con le calze arrotolate: buon compleanno Kobe Bryant!”. Che stretta al cuore, caro Kobe!.

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