Il vero match della Meloni non sono le Europee

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Di Fabio Massa

C’è questo corteo di auto blu, e degli addetti alla sicurezza albanesi un po’ maneschi che contengono con le cattive l’incontinente Magi dei radicali, oggettivamente molto agitato e oggettivamente molto sconosciuto. Pare una scenetta concordata. Giorgia Meloni passa con l’auto blu, scende dalla vettura, dice agli energumeni di tenere giù le mani perché è un parlamentare italiano. Gol. Due a zero. La prima rete era stata segnata con il “sono quella s…. della Meloni”. Poi la Meloni si presenta da Mentana, a sorpresa, e si fa intervistare: come dire che non ha paura di La7, che pure ogni ora e ogni giorni si prodiga a dire quanto è s….a la Meloni, come fosse la rete nazionale di De Luca. Gol. Tre a zero. Vincerà bene, Giorgia Meloni. Vincerà benissimo queste Europee. Ma tanto conta poco. La motivazione è che le Europee sono il canto del cigno. Il canto più bello, più alto, più incredibile, prima che inizi a declinare. Questo almeno racconta la Storia: cinque anni fa pareva Salvini il nuovo bomber della politica. Ogni uscita un successo,un gol, partite vinte a ripetizione. Dieci anni fa pareva Renzi l’unico dominatore. Ma finisce, questo è il problema. E finisce proprio quando pensi di star vincendo. Dunque la vera partita non è sui social, per la premier, ma andare contro la consuetudine italiana: riuscirà nella sfida di farsi dare per dieci anni di fila la fiducia degli italiani o si arrenderà anche lei al divorzio del quinto anno (cioè dopo le prossime politiche)?

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