Sondrio, aggredito in carcere il comandante della polizia penitenziaria

Un detenuto gli ha fratturato una mano e gli ha dato un pugno al volto: prognosi di 30 giorni. Il sindacato Sappe: "Ormai picchiare un poliziotto in carcere senza subire alcuna conseguenza è diventato quasi uno sport nazionale".

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Il Comandante di reparto della polizia penitenziaria del carcere di Sondrio è stato aggredito da un detenuto, che gli ha fratturato una mano e gli ha dato un pugno al volto. Medicato in ospedale, la prognosi dei sanitari è stata di trenta giorni. Ne dà notizia il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che in una nota esprime “solidarietà al Comandante del carcere di Sondrio e auspica che il prima possibile si intervenga sulle aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria oramai saturo di ciò che sta subendo”. “A questo hanno portato questi anni di ipergarantismo nelle carceri, dove ai detenuti è stato praticamente permesso di auto gestirsi con provvedimenti scellerati ‘a pioggia’ come la vigilanza dinamica e il regime aperto, con detenuti fuori dalle celle pressoché tutto il giorno a non fare nulla nei corridoi delle Sezioni – sostiene Donato Capece, segretario generale del Sappe -. E queste sono anche le conseguenze di una politica penitenziaria che invece di punire, sia sotto il profilo disciplinare che penale, i detenuti violenti, non assumono severi provvedimenti. Ormai picchiare un poliziotto in carcere senza subire alcuna conseguenza è diventato quasi uno sport nazionale, nella indifferenza della politica e dei vertici dell’amministrazione Penitenziaria”.

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