“Arte di montagna” al Museo Casa Console di Poschiavo

A pochi chilometri dalla Valtellina, nel suggestivo borgo di Poschiavo, in Svizzera, è aperta un'interessante mostra con opere di alcuni tra i più importanti artisti legati alla motagna, tra i quali Segantini.

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Giovanni Segantini - La tosatura delle pecore, 1886-1888 Foto SIK ISEA Zurigo su concessione del Museo

Al Museo d’Arte Casa Console di Poschiavo, in Svizzera, a pochi chilometri da Tirano (SO), è aperta, fino al 30 ottobre 2022, una mostra che vale la pena di visitare: “Anker, Segantini, Giacometti. Aspetti della collezione Christoph Blocher”. Un’occasione anche per visitare il suggestivo paese di Poschiavo, una delle prime stazioni del “Treno Rosso” partendo da Tirano verso il passo del Bernina.

Albert Anker – Ragazzino con una grande carota – 1904
Foto SIK ISEA Zurigo su concessione del Museo

Albert Anker fu uno dei più importanti pittori e disegnatori svizzeri del XIX e dell’inizio del XX secolo. Uscito dalla scuola francese, seppe creare un suo stile specificamente svizzero. Per generazioni fu l’artista svizzero più popolare e ancora oggi è in grado di affascinare con la sua sensibile visione di momenti senza tempo, che plasmano simbolicamente la vita umana e quella quotidiana. Anker si rivela un vero documentatore della vita moderna.

Esuli protestanti francesi (1886) è uno dei rari dipinti di genere di Anker con contenuto storico; oltre all’allusione alla Sacra Famiglia, il soggetto è riferito alla condizione umana e alla famiglia ideale nei suoi ruoli tradizionali. Il dipinto a olio Ragazzo che disegna (1890) corrisponde al genere di natura morta con figura umana. L’opera contiene reminiscenze di Chardin e dei temi classici della pittura olandese del Secolo d’oro. Anker li aggiorna e li traspone nel suo tempo.

La Ragazza che dorme su una panchina (1900 ca.) a piedi nudi e con il grembiule è dedicata a un tema chiave caro all’artista. Un fragrante bouquet di lillà è il segno della bella stagione; ma non si può fare a meno di pensare alla definizione di Omero del sonno, che egli considera come fratello gemello della morte. Un altro esempio della stupenda tecnica di Anker quale indice di intimità e vicinanza umana dell’artista nei confronti dei suoi modelli è rappresentato dal Ragazzino con una grande carota (1904). Un acquerello tardivo di Anker è dedicato al Vecchio in lettura (1909) chinato probabilmente sulla Bibbia, con l’attenzione rivolta a quanto è tipico ed essenziale.

Giovanni Segantini morì nel 1899 a 41 anni sullo Schafberg sopra Pontresina, mentre lavorava al Trittico delle Alpi. La sua morte improvvisa in un luogo sperduto di montagna scosse il mondo dell’arte europea dell’epoca. L’Eroe morto (1878) è un disegno dei primi tempi di Segantini, quando a Milano frequentava l’accademia di Brera. In essa l’artista ha tratto l’ispirazione dal Cristo morto del Mantegna. È come se Segantini avesse visto sé stesso sul letto di morte in un ossessionante autoritratto rigorosamente frontale, quasi anticipando ed evocando la sua eroica morte d’artista.

Nel 1886 Segantini viaggiò per due mesi alla ricerca di un nuovo posto adatto per viverci. Dopo aver considerato anche Como e Poschiavo, si stabilì a Savognin, dove realizzò Il Bacio alla croce (1886 ca.). Qui Segantini ribadisce la sua affinità con il pittore francese Millet, in cui gli elementi della tradizione cristiana si combinano armoniosamente con la poesia pastorale. Il disegno La tosatura delle pecore (1886-88) varia il soggetto di un quadro di grande formato realizzato in Brianza nel 1883-84.

La Radura di querceto di Robert Zünd, un idillio estivo dal potere evocativo, è il frutto di meticolosi studi sulla natura e composti nell’atelier in un paesaggio tanto classico quanto immaginario, sovrastato dalle nuvole del bel tempo. L’artista soggiornò più volte a Parigi per dedicarsi alla copia delle opere del Louvre. Qui rivivono sublimi modelli di stile: Ruisdael, Hobbema, Lorrain e Poussin, impreziositi dagli influssi della scuola di Barbizon.

Feridinand Hodler – Il lago di Silvaplana – 1907
Foto SIK ISEA Zurigo su concessione del Museo

Ferdinand Hodler è stato a lungo considerato come il fondatore di uno ‘stile nazionale’ e, più di ogni altro artista, ha contribuito ad ancorare nella coscienza collettiva svizzera l’orgoglio delle conquiste culturali. Uno dei rari quadri di Hodler dipinti in Engadina è Il lago di Silvaplana (1907), in cui egli viene sopraffatto dai bagliori d’inizio autunno, che lo spingono a sostenere di non aver mai visto prima una simile fantastica luce. Rigorose leggi pittoriche seguono il principio della disposizione parallela di strati orizzontali chiaramente separati.

Nella sua opera giovanile Il Piz Corvatsch con il lago di Sils (1921-23) Alberto Giacometti si stacca definitivamente dalla rappresentazione romantica delle Alpi. Egli chiude un’epoca dell’arte grigionese e, nel contempo, apre la strada a un’arte radicalmente rinnovata.

Curata da Gian Casper Bott e coordinata da Guido Lardi, la mostra organizzata per celebrare il ventesimo anniversario dell’apertura del Museo d’Arte Casa Console, presenta ventitré capolavori a olio, acquerello, pastello, carboncino, inchiostro, matita e gesso della collezione Christoph Blocher. Quattordici opere di Albert Anker e tre di Giovanni Segantini formano il nucleo della mostra. Le opere risalgono tutte al periodo dal 1874 al 1925 e mettono in evidenza diversi importanti aspetti della pittura svizzera dell’epoca.

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