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Covid, Moratti: terapie intensive molto sotto la soglia di preoccupazione

L'assessore al Welfare della Lombardia: "Già 3 milioni di prenotazioni per la terza dose con 1,2 milioni di somministrazioni, la campagna ha funzionato. Bene il green pass rafforzato - ha detto a La7 - ma servono controlli e con la riforma della sanità appena approvata ci sarà uno'organizzazione diversa per i medici di base".

“Al di là di qualche caso sicuramente meritevole di attenzione, posso rassicurare che Regione Lombardia non avrà più quelle criticità drammatiche che ha avuto l’anno scorso. Ora siamo pronti e continuiamo ad ampliare il numero di posti letto in terapia intensiva”. Lo ha detto il vice presidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti a L’aria che tira su La7. In Lombardia, ha voluto tranquillizzare Moratti, “abbiamo potenziato le terapie intensive e in questo momento abbiamo un tasso di occupazione del 7%, quindi molto sotto la soglia considerata di preoccupazione dal Governo. Stessa cosa vale per l’area medica, dove abbiamo il 13% di occupazione”. Inoltre “abbiamo un numero di positivi per 100 mila abitanti di 120, quindi sotto la media nazionale che è di 140”. Per quanto riguarda le terze dosi, l’assessore al Welfare ha detto che “oggi siamo al 93% delle adesioni dei lombardi con il 91% che ha completato il ciclo. Per le terze dosi abbiamo già 3 milioni prenotazioni e 1,2 milioni somministrazioni. Quindi la campagna vaccinale con l’organizzazione che abbiamo messo in campo ha funzionato”. Quanto al green pass rafforzato “che prevede una differenziazione per i vaccinati – ha aggiunto nel suo intervento su La7 – è uno strumento importante per garantire più libertà a coloro che con senso civico e responsabilità hanno aderito alla campagna vaccinale. Certo sono necessari i controlli”. “So che il Governo ha attivato le prefetture per avere maggiori controlli, perché senza controlli è difficile far rispettare le misure che continuano ad essere necessarie, tra l’altro co questa variante Omicron che sembra essere più contagiosa”. L’assessore ha toccato anche il tema della riforma della sanità lombardia: “Ci sono medici di base bravissimi – ha dichiarato – che lavorano con passione e abnegazione. Ci sono però, e abbiamo anche noi segnalazioni, dei medici di base che non visitano, non vanno a casa (dei pazienti, ndr). Quindi abbiamo bisogno di una organizzazione del loro lavoro diversa e come Regioni stiamo dialogando con in Governo e abbiamo avanzato proposte perché ci possa essere una organizzazione dei medici di medicina generale diversa, che consenta alle Regioni di poter indirizzare parte del loro lavoro verso le necessità di dare ai cittadini il servizio che serve”. La riforma della sanità lombarda approvata l’altro ieri dal Consiglio regionale, ha concluso la vicepresidente della Lombardia, “ha due punti di forza: il primo è che ha delle risorse certe. Sappiamo di poter contare su 1,2 miliardi di fondi dal Pnrr e 800 milioni di Regione Lombardia; il secondo è che dà dei tempi certi. Le 203 Case di comunità e i 60 Ospedali di comunità si realizzeranno per il 40% nel 2022 e i rimanenti entro il 2024”. “Il contratto dei medici di medicina generale – ha specificato l’assessore – è un contratto nazionale, non dipendono dalla Regioni. Quindi stiamo dialogando con il Governo per cercare di avere una organizzazione del lavoro che consenta alle Regioni di avere disponibilità dei medici di medicina generale”.

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