Ce l’hanno fatta. Dopo giorni di tentativi, le donne afghane che collaborano con la Fondazione Pangea Onlus sono riuscite ad entrare in aeroporto a Khabul per imbarcarsi su un volo verso l’Italia.  Ci sono anche le loro famiglie, tra cui tanti bambini.  In totale, si tratta di circa 250 persone. “Non è stato facile” dice ai nostri microfoni Silvia Redigolo responsabile della comunicazione per Pangea Onlus. “Le nostre donne hanno lottato come delle leonesse. E’ da venerdì che stanno tentando di raggiungere l’aeroporto. Sono state picchiate e frustate, davanti ai bambini.Ma alla fine ce l’hanno fatta. Siamo molto contenti”.

Il gruppo atterrerà a Fiumicino e dovrà trascorrere un periodo in quarantena come previsto dalle norme anti Covid. “Poi inizierà tutto il percorso per lo status di rifugiato – dice l’operatrice di Pangea – L’importante è che siano in salvo”. Da quando i talebani sono entrati a Khabul, le collaboratrici di Pangea hanno vissuto nel terrore. Per evitare di essere individuate, hanno dovuto bruciare tutti i documenti e gli archivi della onlus, ovvero 20 anni di lavoro. Hanno così eliminato dati sensibili che non dovevano finire nelle mani dei talebani. La Fondazione Pangea Onlus, di Milano, dal 2003 è attiva in Afghanistan con progetti a favore dei diritti delle donne e delle bambine.

 

Ascolta la testimonianza di Silvia Redigolo di Pangea Onlus

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1 commento

  1. Siamo una famiglia che vive nel parco dei Monti Sibillini, precisamente a Visso,uno dei borghi distrutti dal terremoto abbiamo una bella casa sistemata dopo il terremoto e siamo in cinque mamma, papà,e tre figlie,ospitiamo volentieri una piccola famigliola profuga Afgana,2/3 persone.
    Abbiamo posto.

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