E niente, tutt’apposto con lo scostamento di bilancio. Direbbe Tosa. Dove è andata a prenderla questa espressione? Come parlaaaa? Le parole sono importantiiii. E giù un ceffone che oggi l’avrebbero come minimo impalato, a Nanni Moratti. Immortale Palombella Rossa. Ecco, a me viene una gran voglia di menare le mani sul tavolo, tirando pugni che neanche mio nonno comunista quando vedeva passare Achille Occhetto sulla televisione, che neanche mio nonno reduce quando parlava dei tedeschi, quando sento al telegiornale – in questo periodo – il trinomio “scostamento di bilancio”. Scostamento di bilancio. Ah, che bella parola. Pare che siamo là là, ma ci scostiamo un pochino. Allontaniamo il libro e facciamo piovere una valanga di miliardi sull’Italia. Che bello lo scostamento di bilancio. Fa venire in mente quell’espressione milanese, sta su de doss, levati di dosso, stai lontano. Scostati. Allontanati. Lo scostamento di bilancio, che roba bellissima. E invece no. Schiaffone. Pugno sul tavolo. Le parole sono importantiiiii. Ma perché fino a un anno fa c’erano da tagliare medici, paramedici, infermieri, ambulanze, vigili del fuoco, borse di studio, presidi sanitari, perché sennò facevamo deficit di bilancio, facevamo debito pubblico che è una cosa cattiva e brutta perché chissà che mondo di merda lasciamo ai nostri figli, e dobbiamo per forza arrivare al pareggio di bilancio perché sennò la Germania ci INVADE! Le parole sono importantiiii. E allora eccoci: scostamento di bilancio. Rassicurante. Ci scostiamo di pochissimo, e fa niente che il nostro debito pubblico è esploso. Però è esploso più in là, perché noi ci siamo scostati. Facciamo un bel mescolone, tutto insieme. Mischiamo lo scostamento con il linguaggio di Facebook e ci viene fuori dritto dritto un post di Tosa che potrebbe fare più o meno così:E niente. Poi ti svegli una mattina e trovi che hanno fatto lo scostamento di bilancio e quindi possiamo vivere tranquilli. Grazie Presidente. Tutt’apposto. L’Italia riparte. Schiaffo, pugno sul tavolo e due calci: mi sento come mio nonno comunista quando alla tv passava Occhetto.

di Fabio Massa

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