Un mese e mezzo fa parlavo con un imprenditore davvero molto famoso, che ha una azienda che fattura un centinaio di milioni di euro, e che – essendo nel settore automotive, dunque quelli che producono pezzi per auto e moto – sta subendo una crisi particolarmente forte. Comunque, mi spiegava che, come tantissimi, ha aderito al bonus per le aziende che si fossero messe in regola con i DPI, ovvero mascherine eccetera. Il bonus prevedeva un concorso alle spese da parte dello Stato del 60 per cento fino a un massimo di 60mila euro. Lui, ovviamente, ne aveva spesi quasi 250mila, e così aveva mandato la richiesta. Il problema è che il fondo era troppo piccolo per tutti i richiedenti. Risultato? Ha preso poco più di 6mila euro su 250mila. Per una azienda di quelle dimensioni, è come se lo Stato rimborsasse a una famiglia 200 euro in un anno. Grazie, ma sembra una presa in giro. Potrei farne a decine di questi casi, per dire che le varie parole oggi sui “ristori” per i ristoratori – un bisticcio in termini, peraltro – suonano false come una banconote da tre euro. Ma c’è di più. Perché l’ideologizzazione sta toccando vette altissime. A Napoli scendono in piazza contro De Luca. Al netto che i campani De Luca l’hanno votato con percentuali bulgare, e prima o poi qualcuno – noi compresi – si dovrà prendere le responsabilità del proprio voto, al netto di questo la protesta aveva un motivo: con il coprifuoco mezza città che vive di pizze, ristoranti eccetera, chiude. E chiude per la seconda volta in dodici mesi. Una tragedia. Ora, invece di discutere seriamente di questo che è un problema, e un problema grosso non solo per Napoli, dove fanno la voce grossa, ma in tutta Italia, si va a dire che a Napoli l’intera manifestazione, vergognosa per la sua violenza, è stata organizzata dai neofascisti. Quindi: terroni e pure neofascisti, al rogo tutti! Incredibile. E ancora, sempre per l’ideologia: la sinistra milanese e lombarda crocifigge Fontana perché ha deciso la didattica a distanza nelle scuole superiori. Poi Conte fa lo stesso, al 75 per cento. Qualcuno prova il 25 per cento di vergogna? Assolutamente no. E ancora: l’Ospedale in Fiera, quello costruito con soldi privati e non pubblici, quello che non doveva aiutare e non sostituirsi agli altri poli ospedalieri, adesso è entrato in funzione. Se le curve vanno così, e speriamo di no, sarà mezzo pieno in una settimana. Hanno fatto titoli su titoli, pezzi su pezzi sul fatto che l’ospedale fosse inutile. Ovviamente adesso vanno a cambiare rotta e la mettono sul medico-amministrativo: andava fatto in un altro posto, dove sono i conti, eccetera. Intanto però là dentro i pazienti hanno un letto, e non certo con i soldi di chi sta protestando, perché nelle mie lunghe interlocuzioni su Facebook e politiche non ne ho ancora trovato uno. L’ultima follia riguarda una pubblicità, secondo me bellissima ed efficace, di Regione Lombardia. E’ il “dilemma Covid” e cerca di sensibilizzare i cittadini, di parlare anche i giovani con delle domande choc. Guardatela, è bella. Davvero. Non so chi l’abbia pensata, ma chi l’ha fatto ha avuto ottima sensibilità. Anche qui, si va a contestare perché Regione Lombardia ha fatto questa campagna. Quindi, va bene Conte quando contatta Ferragni e Fedez, non va bene se a cercare di sensibilizzare è Fontana. Ma vale anche l’inverso eh, perché alcune misure prima varate dai governatori di centrodestra per il centrodestra sono genialate, e poi Conte fa lo stesso ed è un cretino. Così però non se ne esce più. Assolutamente. Torniamo in noi: se si promettono ristori ai ristoratori non devono essere una presa in giro, un ospedale in più è sempre meglio che un ospedale in meno, una campagna di sensibilizzazione in più è meglio di una in meno, se una misura è giusta rimane giusta chiunque la vari, e così discorrendo. (Fabio Massa)

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La prima volta della mia vita in cui “sono andato in onda” è stato il 7 luglio 1978…da allora in radio ho fatto veramente di tutto. Dai programmi di rock all’informazione, passando per regie e montaggi. Giornalista dal maggio 1986 sono arrivato a Radio Lombardia nel marzo del 1989 qualche giorno prima della nascita del primo mio figlio, insomma una botta di vita tutta in un colpo. Brianzolo di nascita e di fatto il maggior tempo della mia vita l’ho passato a Milano città in cui ho avuto la fortuna di sentire spirare il vento della cultura mitteleuropea. Adoro la carbonara, Finale Ligure e il Milan (l’ordine è rigorosamente alfabetico). I libri della vita sono stati e sono: “Avere o essere” di Fromm, “On the road” di Kerouac, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, “Grammatica del vivere” di Cooper e l’opera omnia del collega e amico Piero Colaprico (vai Kola!). I film: “Blade Runner“, “Blues Brothers” e “Miracolo a Milano” quando buongiorno voleva dire veramente buongiorno. Ovviamente la musica è centrale nella mia formazione: Pink Floyd, Frank Zappa, Clash, Genesis e John Coltrane tra i miei preferiti. https://www.wikimilano.it/wiki/Luca_Levati

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