Scuola, oggi la protesta dei sindacati

I sindacati: "La soluzione è far circolare più mezzi pubblici, non chiudere le scuole"

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Protesta dei sindacati in diverse città oggi pomeriggio,  per chiedere stabilità al lavoro e sicurezza nelle scuole. L’iniziativa è di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Un insieme di manifestazioni e sit-in davanti alle Prefetture e agli uffici scolastici regionali per una scuola in presenza, con tutte le garanzie necessarie: a partire dagli organici, e poi gli spazi e le misure di sicurezza.
“Le scuole hanno riaperto – osservano i segretari generali dei sindacati scuola promotori delle iniziative nelle città, Sinopoli, Gissi, Turi, Serafini e Di Meglio – ma la didattica non decolla perché mancano i docenti. Inutile dire che le misure da prendere dovevano essere di altro tipo, prova ne sono i buchi di organico e le mancanze strutturali. Ora bisogna intervenire rapidamente”.
Anche il  Comitato “Priorità alla Scuola” sostiene le richieste che emergono dalle migliaia di precari del mondo della scuola, che chiedono una stabilizzazione che passi per vie diverse da quelle del concorso previsto dal Ministero. Esprime, inoltre, sconcerto sia in merito al rischio di eventuali contagi conseguenti all’espletazione di un concorso di massa in presenza, sia sull’opportunità di sottrarre alle scuole appena riaperte (e in molti casi non ancora a pieno regime) 66mila docenti per almeno due giorni. Per questo motivo oggi i comitati locali di “Priorità alla scuola” parteciperanno ai presìdi davanti alle prefetture in tutta Italia indetti dai docenti precari anche per ribadire che non è possibile scaricare sul mondo della scuola gli altri problemi, come quello del trasporto pubblico. La soluzione è far circolare più mezzi pubblici, non chiudere le scuole. È il trasporto pubblico che deve essere al servizio degli studenti, non il contrario. Il comitato “Priorità alla Scuola” non accetta che si debba ricorrere alla didattica a distanza per risolvere altri problemi, dai trasporti alla gestione sanitaria, per i quali si sarebbero dovuto cercare altre soluzioni nei mesi scorsi. Costringere le scuole superiori alla didattica a distanza equivale a negare il diritto allo studio e alla socialità ai ragazzi italiani per un altro anno scolastico. Sebbene la proposta di chiusura delle scuole superiori non sia stata inserita nell’ultimo DPCM, il Comitato manifesta da subito il suo dissenso affinché tale ipotesi non venga riproposta in futuro. Solo nell’eventualità di un lockdown totale il Comitato potrà accettare l’ipotesi di una nuova chiusura delle scuole.

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