C’è uno scandalo che si ripete di anno in anno, e in special modo in Lombardia. Uno scandalo che quest’anno però, considerato che i ragazzi non vanno a scuola da sei mesi e che hanno già pagato abbastanza il loro tributo al virus, è particolarmente odioso. Ogni anno succede che in tutta Italia, ma in particolar modo in Lombardia, per una mera questione numerica (siamo 10 milioni!), ci siano cattedre vacanti. Ovvero, non ci sono i professori di ruolo. Semplicemente, non vengono assegnati. E sapete perché non vengono assegnati? Per vari motivi. Ma il più scandaloso riguarda la mobilità interna. Il ministro Azzolina si è vantata di aver salvaguardato il diritto degli insegnanti autorizzando 8mila spostamenti fuori Regione. In pratica un insegnante vince il concorso, e dunque la cattedra, poniamo a Lecco. Dopo essersi fatto un anno di insegnamento in Lombardia chiede il riavvicinamento familiare e torna quasi sempre nel Meridione. E a Lecco? Si scopre una cattedra, ovviamente. Che dovrà essere “coperta” con una nuova assunzione. Che deve essere fatta per concorso, per ovvie ragioni. Un concorso che ha i suoi tempi, e intanto i ragazzi avranno un supplente. Un nuovo concorso, che può (e spesso lo è) vinto da un insegnante che magari abita in Sicilia e che dopo un anno indovinate che cosa fa? Chiede il riavvicinamento. E Lecco rimane scoperta un’altra volta. E così via. L’anno scorso ci siamo occupati di una prof che in una scuola elementare di Milano inanellava una settimana di malattia, una settimana di lavoro e una settimana di ferie o permessi. Risultato? Per oltre metà del tempo non insegnava. Ora, in una qualsiasi democrazia che funzioni si mettono in “scala” i diritti. Ed è giusto così. Per esempio a livello internazionale si ritiene che i bambini abbiano più diritti di tutti gli altri. Per motivi ovvi: sono il futuro, non sono in grado di difendersi, se rendiamo serena un’infanzia avremo un adulto consapevole e responsabile eccetera eccetera. Il diritto di non essere discriminato, che sia adulto o bambino, è uno dei primi diritti. Prima del diritto allo svago, ad esempio. Ce ne sono molti, di diritti, e sono tutti “graduati”. Quindi non ci si deve sorprendere se al diritto del lavoratore, adulto, che fa l’insegnante, deve essere anteposto il diritto, del bambino bambino, ad apprendere. E se questo è vero, occorre fare in modo che gli insegnanti rimangano nella loro cattedra. Non assumendoli in loco, con le gabbie, come vorrebbero certi separatisti un po’ passatisti, ma obbligando chi vince una cattedra a rimanere in quella cattedra almeno per cinque anni. Sia essa a mille o a 10 chilometri da casa. E, nel caso di malattie ricorrenti (e palesemente false), bisogna procedere al licenziamento. Non per punire l’insegnante, ma per garantire ai piccoli i loro diritti, che vengono prima di qualunque altra cosa.

PS. Non odio gli insegnanti, anzi. Sono figlio orgoglioso di uno di loro.

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