Il discorso del sindaco di Milano Beppe Sala è stato bellissimo, ieri. Il primo cittadino ha spiegato l’attenzione che la città deve avere per la grande crisi innescata dal Coronavirus. E ha detto una parola chiara: comunicazione. Massiccia. Anche all’estero. Per combattere la paura bisogna dare messaggi chiari, una volta che l’emergenza sanitaria sarà finita.

Le istituzioni devono essere unite. Personalmente, le liti tra Renzi e Conte, tra Salvini e Zingaretti, mi piacciono tanto quanto quelle tra Scanzi e Sgarbi, e mi interessano in egual misura. Quindi benissimo ha fatto il sindaco a spostare l’accento sulle misure economiche che andranno adottate. Mi permetto di leggervi una lista, ora. Perché di bar, ristoranti, alberghi, hanno scritto tutti. Ma c’è un altro pezzo di mondo, che lavora tanto per fare di Milano quel che è, che rischierà a breve il proprio posto di lavoro e la propria esistenza lavorativa. Allestitori, facchini, hostess, operatori, tecnici audio e tecnici video, account, copywriter, fotografi, interpreti, musicisti, direttori musicali, direttori di sala, maschere del cinema e dei teatri, videomaker, operatori della sicurezza, drivers, artisti, guide turistiche, tutto il mondo dello street food, servizi di pulizia, stampatori, grafici. E ancora, visto che non arrivano e non partono più aerei: assistenti di volo, addetti alla biglietteria, tutti i duty free degli aeroporti. Tutti i contratti in scadenza non verranno rinnovati, con grande probabilità. Le librerie, secondo quanto scrive il sito specializzato Il Libraio, hanno avuto una contrazione del 50 per cento delle vendite. Addio agli artisti di teatro, agli autori di libri. Sono tutte figure professionali fragili, deboli, ma che arricchiscono questa nostra Milano e questo nostro Paese. Milano è quello che è perché ogni giorno viene raccontata in un certo modo, perché ogni giorno pullula di occasioni in cui si mostra viva, e propositiva. Non ne posso più di vedere post su Facebook di gente che inneggia al virus perché ha ridotto lo smog, o che ciancia di telelavoro quando è chiaro che questo è possibile solo per le grandissime aziende. Qui serve lavorare pancia a terra con quelli che stanno più in basso, che sono le rotelle su cui la Milano di Sisifo ogni giorno trascina il suo macigno un po’ più in alto.

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