Ci sono due immagini che mi vengono in mente per descrivere la giornata di oggi. Una è potenziale, ed è triste. L’altra invece è reale, ed è allegra. Sono immagini di demolizione. La lunga leva che butta giù una casa popolare in via Lorenteggio. Soldi del Comune, soldi della Regione, soldi dell’Europa per ricostruire un quartiere che ha bisogno non di rigenerazione, ma di ricostruzione. Come dopo una guerra. Una guerra lunga cinquant’anni, in case fatiscenti. Verrà su qualcosa di nuovo, di popolare, e riempie di gioia. Vedremo alle elezioni in quanti si intesteranno questo merito. L’altra immagine invece è potenziale. E’ l’immagine delle ruspe che butteranno giù buona parte di San Siro. Lo stadio Meazza fatto a fette, hanno detto. Qui si è fatta la storia del calcio ma il Milan (e l’Inter, ma meno) hanno bisogno di una struttura nuova. Per soddisfare la rabbia dei milanesi che quella struttura proprio la amano, hanno deciso di tenerne un pezzettino. A mo di ricordo. Un po’ come quelli che si sono portati un pezzo del muro di Berlino a casa per ricordo nel 1989. E’ una misura un po’ ipocrita. Non salvaguarda nessuna funzione, se non quella della memoria. E allora forse era meglio metterci una stele. “Qui sorse il glorioso stadio intitolato a Meazza. Il Milan è stata qui la squadra più titolata al mondo. L’Inter ci ha fatto un triplete. Ora però l’abbiamo tirato giù altrimenti non ci quadrano i bilanci”. Come la si vuol mettere, non un bel passo avanti. Tra tutti i progetti alternativi alla demolizione completa, quello meno adatto. A proposito: la Sovrintendenza ha deciso di non dire nulla?

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