C’è poco da dire, su quello che è avvenuto a Sondrio. Dove in un pronto soccorso hanno insultato la madre di un bambino perché piangeva troppo forte, dopo averlo visto morire. La madre era una extracomunitaria che aveva visto il piccolo morire. Morire. Solo chi è un padre o una madre può intuire che cosa vuol dire. C’è gente che impazzisce, e non è difficile capirlo. Ma insultarla, questo è incredibile. Sono piccole inciviltà di una civiltà incattivita. Non c’è solo il razzismo, qui dietro. C’è la discriminazione dei più piccoli. Mi è capitato spesso di andare in ospedale con i miei figli. Delle volte per delle scemate, e per fortuna ci siamo fatti tranquilli la coda. Altre volte, invece, no. Per cose che i medici ritenevano serie. E tutte le volte, tutte le volte, per gli accertamenti, i medici hanno deciso che vista la serietà e visto che si tratta di bambini, dovevano passare davanti. Davanti a quelli in coda, spesso adulti. E ogni volta ho visto nasi storcersi, levarsi voci di gente che era stufa di vedersi passare avanti i bimbi. In un caso me lo hanno proprio detto in faccia: non è perché sono bambini che devono saltare la fila. La reazione non è stata urbana. E di fronte non avevo un ragazzotto esaltato, un pericoloso nazista, ma il tipico 55enne che voleva tornare in ufficio magari a parlare di economia etica. Ecco, quello che voglio dire è che negli ospedali si imparano tante cose. Una di queste è che la pietà è morta. Per i figli, è morta. Per i neonati. Figurarsi per le madri distrutte dal dolore più grande che possa capitare ad anima viva.

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