Più di 8mila imprese artigiane in meno in un solo anno (-5,8%), addirittura quasi 50mila in meno dal 2013 a oggi (-27,5%). E’ la fotografia dell’artigianato giovanile in Italia scattata dall’Unione Artigiani di Milano e Monza-Brianza su dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, Monza-Brianza, Lodi. Una situazione che, sottolinea l’associazione di categoria, si riflette anche in Lombardia: tra il 2017 e il 2018 le aziende artigiane con un titolare under30 sono calate del 5,9%, da 26.742 a 25.167, mentre nel quinquennio 2013-2018 l’emorragia ha toccato quota -25,4%, con le ditte artigiane giovani calate di 8553 unità in regione. Negli ultimi dodici mesi è Monza-Brianza la provincia lombarda ad aver risentito meno del calo di imprenditoria artigiana giovanile, -4,7%, mentre nel quinquennio è Milano ad aver attutito meglio il duro colpo della picchiata registrando un -15,5%. Meno della metà del crollo subito da Lodi (-38,1%), Mantova (-38%) e da Cremona (-37,8%) dal 2013, che risultano in maglia nera anche nell’ultimo anno: Mantova, con Sondrio, a -8,9%, Cremona (-8,5%), Lodi (-7,8%). Nel Paese, è la regione Marche (-35,6%, 2167 imprese scomparse) a conseguire il risultato più negativo dal 2013, seguita da Basilicata (-35,2%) e Abruzzo (-35%). A livello di provincie è Oristano con -55,3% a risultare in testa tra le peggiori nel quinquennio, seguita da Macerata (-44,3%), Chieti (-42,3%) e Parma (-40,4%). Meglio, o meno peggio, sono andate in 5 anni le regioni Trentino Alto Adige (-8,5%), Friuli Venezia Giulia (-20%) e Liguria (-22,9%), mentre tra le provincie si sono “distinte” Bolzano (-0,6%), Trieste (-9,9%) e Grosseto (-14,7%). Risultati diversi se si considerano solo gli ultimi 12 mesi. Tra le regioni, spiccano Trentino Alto Adige (-1,2%), Valle d’Aosta (-3,1%), Lazio e Puglia (-4,6%). Tra le provincie, da segnalare in parità Rimini e Ascoli Piceno, uniche due provincie italiane a non essere in negativo tra il 2017 e il 2018, seguite da Bolzano (-0,1%) e Rieti (-1,8%).

“L’analisi redatta dal nostro ufficio studi – commenta il segretario generale dell’Unione Artigiani, Marco Accornero – desta molta apprensione. Il salasso di imprenditori artigiani under30 negli ultimi cinque anni in Italia è stato importante, registrando la perdita di quasi un terzo delle aziende guidate da un giovane. E se guardiamo alla Lombardia come regione di punta del sistema economico del Paese non possiamo che dirci molto preoccupati circa il futuro di tanti settori artigianali e di molte manifatture.”
“Negli ultimi dodici mesi – conclude Accornero – l’emorragia sembra attenuarsi, benchè domini pressochè ovunque il segno meno. Il fattore culturale, retaggio del post ’68, che considera i lavori manuali di minor livello rispetto a quelli intellettuali, condiziona ancor oggi ragazzi e famiglie, non facendo loro cogliere le grandi opportunità che può offrire l’artigianato in tanti settori. Una responsabilità che va imputata anche al sistema dell’orientamento e della formazione. I giovani non vengono preparati a quello che viene richiesto dal mercato del lavoro, impedendo a tanti possibili talenti di avviare un percorso di apprendistato che potrebbe portarli in futuro a diventare validi ed apprezzati artigiani. Le difficoltà economiche poi, unite a quelle burocratiche e dell’accesso al credito, scoraggiano le nuove leve a intraprendere percorsi autonomi, che richiedono maggior impegno rispetto ai sussidi e alle forme di assistenzialismo che stanno nascendo.”

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