Il pezzo di oggi che voglio assolutamente citare, è del Corriere della Sera, e in particolare di Elisabetta Andreis. Bravissima collega, racconta una storia incredibile.

Un uomo, un manager di livello, induce una ragazzina a spogliarsi in chat, via web. La adesca. Sta per incontrarla ma la mamma di lei scopre tutto, e lo denuncia.

Dopo otto anni otto, e già qui c’è il primo scandalo, arriva la sentenza di primo grado. Otto anni per dire che è un pedofilo. La ragazza, 13enne al tempo della violenza, ora ha 21 anni. Ma ha le ferite ancora aperte, nell’animo. Vuole chiudere quella storia. L’uomo è stato condannato. L’avvocato del pedofilo condannato fa ricorso in Appello. Automaticamente. E che cosa succede?

Succede che solo allora si scopre che l’uomo è morto un anno prima della sentenza. Un anno prima della sentenza. E’ morto, ma nessuno se ne era reso conto. Capite che questa storia è assurda?

Ma che giustizia è quella che arriva dopo otto anni e neppure si rende conto che l’imputato è morto. Incredibile.

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