Qui non parliamo del governo giallo-verde, o delle Olimpiadi, o di Sala e Fontana. Qui parliamo di Torino. Piccolo riassunto delle ultime 24 ore: un oscuro sottosegretario pentastellato di cui non ricordo il nome l’altra sera, a freddo, ha attaccato Sala dicendo che le Olimpiadi non si sarebbero fatte per colpa sua. Sala si incavola di brutto, telefona al mondo per dire che no, la colpa non è sua. Poi si scopre la mattina dopo che la Appendino, sindaco di Torino, si è sfilata, e che quindi la candidatura “a tre” non esiste più. Al massimo si può fare Veneto più Lombardia, che però ci devono mettere i soldi. Quindi, al di là delle intemerate di sottosegretari francamente imbarazzanti come quello di cui sopra, il tema è questo: visto che a Torino non vogliono le Olimpiadi non è che hanno detto subito “fate voi, noi ci ritiriamo”. No: hanno tenuto su la loro candidatura a tutti i costi fino all’ultimo secondo, poi non ce l’hanno fatta a farla digerire ai consiglieri comunali e alla fine hanno provato a dare la colpa a Sala. In tutto questo, considerato che le Olimpiadi se le dovranno pagare le regioni, e che la Lombardia ha da pensare ai treni, alla sanità, insomma alle cose importanti, viene da chiedersi che utilità abbiano se il Governo si sfila. E con questo, dall’inutile saga delle Olimpiadi invernali che nessuno nel mondo vuole, e non si capisce perché dovrebbe volerle l’Italia, è tutto.

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