Laurea sì, laurea no: le bestialità della politica di Cottarelli e Meloni

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Di Fabio Massa

La polemica del giorno è di una idiozia sopraffina. Anzi, per la precisione di due idiozie che ne fanno una più grande. Da una parte c’è Carlo Cottarelli, uno che già disse in pubblico (per la precisione, a una festa dell’Unità di Milano) che Davigo aveva ragione a dire che gli innocenti sono colpevoli non ancora scoperti (orrore!). Ecco, Cottarelli ha detto chiaro e tondo di non chiamarlo per cognome, perché lui è laureato e dunque lo possiamo chiamare dottore. Scemenza atomica: è più difficile essere signore che dottore, perché per la laurea basta studiare, per l’educazione invece bisogna aver capito come vivere, che è più complicato. Ma a questa idiozia si aggiunge l’idiozia della risposta di Giorgia Meloni, la presidente del consiglio, che ci tiene a farci sapere che “si può arrivare ovunque anche senza condizioni di partenza che qualcuno ha potuto avere”. Il che, sia detto chiaramente, è un bellissimo messaggio di coraggio per chiunque, se letto per quel che è: una frase motivazionale. Il problema è che la Meloni ignora che questa frase si traduce, per i tanti ragazzi che non hanno voglia di studiare, in un incoraggiamento a non finire l’università, o le superiori. “Perché tanto hai visto quello o quella? Ce l’ha fatta comunque”. E questa è un’idiozia atomica. Perché per una donna come Meloni ce ne sono 50mila che invece, non avendo studiato, finiscono a fare lavori sottopagati, magari alle dipendenze di gente simile a Cottarelli che pensa di essere migliore solo perché ha una laurea. Ai ragazzi non bisogna dare una scusa, ma un monito: se non studi rimarrai ignorante, e gli ignoranti nel nostro mondo finiscono nella schiera di schiavi di un sistema che, decennio dopo decennio in barba a tutte le puttanate sui diritti, diventa sempre più disumano.

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