Minacce a Liliana Segre, indagine per minacce e diffamazione aggravata

La senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, è costantemente bersagliata da 'haters' con post ignobili sui social. La Procura di Milano, dopo la denuncia contro 24 persone, ha aperto il fascicolo di indagine.

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La Procura di Milano ha aperto una indagine per minacce e diffamazione aggravata dall’istigazione all’odio razziale in seguito alla denuncia nei confronti di 24 persone, tra cui Chef Rubio, presentata martedì scorso dalla senatrice Liliana Segre, bersagliata da haters sui social e anche via email. Il pm Nicola Rossato e il procuratore Marcello Viola hanno delegato i carabinieri per identificare gli autori dei messaggi minatori e degli insulti al fine di procedere alle eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. La decisione di presentare le prime denunce era stata annunciata dalla senatrice a vita nelle scorse settimane. Assistita da un legale, Liliana Segre ha quindi firmato le denunce-querele, una delle quali riguarda appunto anche il noto Chef Rubio per diversi post pubblicati sui sociali. Per quanto riguarda gli altri post, nella maggior parte dei casi, secondo quanto si è appreso, si tratta di individui che dovranno essere identificati dagli specialisti dell’Arma. Liliana Segre vive da tempo sotto scorta. All’inizio non era favorevole ma nel giro di poco tempo ha fatto sapere che i carabinieri che l’accompagnano nei suoi spostamenti e vigilano sulla sua sicurezza sono diventati “come nipoti” e che prova nei loro confronti “affetto e gratitudine”. Da quanto è stato riferito, la Procura ha delegato le indagini telematiche all’apposita sezione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano ai quali, martedì scorso, la senatrice a vita, tramite il suo legale, l’avvocato Vincenzo Saponara, ha presentato denuncia dopo che negli ultimi mesi è stata bersagliata da haters e da una campagna antisemita: oltre a Chef Rubio alias Gabriele Rubini, cuoco, presentatore di ‘Unti e Bisunti’ ed ex giocatore di rugby, l’esposto riguarda altre persone che dovranno essere identificate, tra i suoi follower o tra le file dei no vax e dei no green pass. Al momento, il fascicolo è a carico di ignoti in quanto gli autori dei messaggi minatori, di odio e diffamatori non sono ancora stati identificati compiutamente.

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