Bentornati a Pinocchio! Iniziamo con un ritardo di 24 ore su Pane al Pane perché ieri sono stato impegnato tutto il giorno in una giornata di approfondimento  alle Stelline nella rassegna Direzione Nord. Abbiamo intitolato un giardino a Carlo Tognoli, l’ex sindaco di Milano scomparso quest’anno. E’ stato bello. Ma torniamo a noi, alle cose della politica e non solo che ci fanno riflettere, scandalizzare, o gioire (poco).

A Napoli il Tar ha confermato lo stop per tre liste a sostegno di Catello Maresca, l’ex magistrato che avrebbe l’ambizione di diventare sindaco di Napoli. Non ci saranno dunque due liste civiche a sostegno del candidato di centrodestra, e non ci sarà la lista della Lega. Dunque, ripetiamo: la Lega non correrà a Napoli. Analizziamo bene quello che è successo: tre liste riscontrano violazioni nella presentazione e vengono escluse dalla campagna elettorale. Adesso è tutto uno starnazzare di “democrazia è morta”, brogli pre elettorali eccetera eccetera. Però in effetti quanto è avvenuto a Napoli è il frutto avvelenato di un albero che ormai nella politica contemporanea ha messo radici da un pezzo. L’albero dell’incompetenza.

Per lungo tempo, e principalmente per colpa del Movimento 5 Stelle, si è pensato che chiunque potesse fare politica. E invece no. Perché la politica è un mestiere: ha delle regole del gioco, ha delle regole chiare. E ha pure delle norme da rispettare. Invece, nell’incompetenza incredibile che ormai alligna nella vigna del nostro Paese, la politica non è più in grado neppure di presentare le liste. E’ un problema principalmente dei vertici dei partiti, ed è un problema in particolar modo in casa di Matteo Salvini, che continua come una trottola a girar l’Italia, cercando di sostenere un partito che continua ad avere una classe dirigente – soprattutto nel sud Italia – deficitaria e approssimativa. Se uno non è neppure in grado di presentare una lista, perché mai dovrebbe poter governare una città, perché mai dovrebbe poter amministrare, cosa che ha il suo core business proprio nell’elaborazione di atti e documentazione?

Quanto successo a Napoli non è un caso isolato. In Regione Lombardia e in Comune a Milano, ormai, è una rarità che qualcuno si legga e si studi bene le delibere – maggioranza od opposizione – per fare il suo lavoro in consiglio. Meglio un post su Facebook: si va lisci, si ha più successo e ci si impegna di meno. E si abbassa il livello. Nessuno si occupa più delle grandi aziende dello Stato, nessuno si occupa dei poteri di questo Stato, cosa che dovrebbe essere richiesta e fondamentale. Neanche più due carte in Tribunale per la presentazione di una lista si riescono a compilare decentemente. La gente, tutto questo, non lo sa. Però lo avverte, lo sente nelle ossa, e infatti i talk show sono passati da momento di approfondimento a urlata collettiva, e infine al nulla: indifferenza. Perché – come dicevano in un film – alla fine il cittadino la avverte la differenza tra quel che è vero, e quel che è falso, tra quel che è fatto bene, e quel che è fatto male. Vedendo il numero di persone che si astiene, direi che il fatto male e il falso ormai hanno largamente preso il sopravvento.

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