Il Sicet di Milano, con l’assistenza scientifica del Prof. Alfredo Alietti del Dipartimento degli Studi Umanistici dell’Università di Ferrara, ha condotto, attraverso l’utilizzo di centinaia di interviste nel corso di quest’anno, un’indagine sulla situazione abitativa a Milano per capire come l’attuale emergenza sanitaria abbia peggiorato le condizioni delle famiglie in ordine al pagamento dell’affitto principalmente nelle case private. L’ indagine si colloca all’interno di un progetto del Sicet milanese di istituire un Osservatorio permanente sulla condizione abitativa per la casa in affitto a favore dei ceti popolari

Di seguito lo studio e le considerazione del sindacato. Il campione è stato organizzato attraverso interviste on/line o direttamente con le persone e ha coinvolto circa 400 nuclei famigliari durante i periodi interessati dai lock down da Covid/19 nel corso dell’anno. Il 57% degli intervistati è rappresentato da cittadini italiani e il 43% stranieri. Il 68% è residente a Milano in abitazioni private con un regolare contratto di affitto. 

IDENTIKIT DELLE FAMIGLIE IN AFFITTO A MILANO: REDDITI BASSI, AFFITTI ALTI E ALLOGGI SPESSO INADEGUATI. Il primo dato che emerge dalla ricerca evidenzia che nel settore privato delle locazioni la prevalenza degli inquilini detiene redditi modesti o modestissimi. Il 43% ha un reddito annuo inferiore a 10.000 euro, il 29% fino a 15.000 euro, il 13% fino a 20.000 e solo il 15% superiore a 20.000 (Tav.3.1.); il 72% dei nuclei famigliari è monoreddito. Gli affitti richiesti a queste famiglie, al contrario si confermano tra i più cari d’Europa, come già evidenziato da numerose ricerche. Nel campione intervistato il 46,24% deve sostenere un canone mensile superiore a 600 euro. Nella maggioranza dei casi dunque il costo dell’abitazione assorbe più del 70% del reddito familiare. La ricerca fotografa inoltre la condizione abitativa dei nuclei famigliari: il 51% vive in un alloggio non adeguato, perché troppo piccolo rispetto al numero dei componenti (62%), si presenta in condizioni manutentive degradate (17%), non va bene dal punto di vista impiantistico (21%).

GLI EFFETTI DRAMMATICI DELLA CRISI SANITARIA SULLA CONDIZIONE ECONOMICA DELLE FAMIGLIE IN AFFITTO. Dalla ricerca emerge in modo chiaro come le ricadute economiche della crisi sanitaria abbiano pesato in modo drammatico sulle famiglie in affitto. Più del 50% degli intervistati ha subito una forte contrazione del reddito: la condizione prevalente è quella della cassa integrazione (29,34%), ma una quota importante (16,4%) ha già perso completamente lavoro e reddito per licenziamenti, contratti a tempo determinato non rinnovati, chiusura definitiva delle attività. Naturalmente in un contesto segnato da affitti già difficilmente sopportabili, l’effetto della crisi economica è dirompente. Il 39,70% degli inquilini privati intervistati ha risposto che non ce la fa più a pagare l’affitto, a cui si aggiunge un 48,30% di inquilini che manifesta grossissime difficoltà nei pagamenti, per un totale complessivo in forte crisi di pagamento pari all’88% (Tav.7).

COSA SUCCEDERÀ A GENNAIO. Governo e Parlamento proprio in questi giorni hanno deciso, accogliendo le pressioni della proprietà edilizia, di non sospendere dal 1° gennaio 2021 le esecuzioni degli sfratti con l’intervento della forza pubblica. Riteniamo questa scelta assolutamente inaccettabile e irresponsabile dato che la crisi sanitaria non è affatto conclusa. Rimettere in moto il meccanismo degli sfratti porterà migliaia di persone a restare senza casa esponendole deliberatamente a rischi sanitari. Le richieste di esecuzione di sfratto alla fine del 2019 (fonte Ministero degli Interni) sono state 16.513 e gli sfratti eseguiti a Milano 2.416, per lo più derivanti da morosità dell’inquilino (oltre il 90%). A queste famiglie purtroppo si aggiungeranno quelle che in questi mesi hanno ricevuto una nuova intimazione di sfratto, spesso causata proprio dall’impossibilità di pagare in seguito alla contrazione dei redditi. Il Tribunale di Milano da settembre ha ripreso a un ritmo di 180 udienze a settimana la macchina delle convalide di sfratto che ora si tramuteranno in vere e proprie esecuzioni. Ciò determinerà inevitabilmente un’ulteriore e gravissima emergenza abitativa. A fronte di questa situazione il Comune e Aler Milano, a causa delle procedure macchinose e discriminatorie previste dal regolamento della Regione Lombardia, hanno assegnato in un anno meno di 500 alloggi. E’ inaccettabile che oltre 2.500 abitazioni ristrutturate e pronte per essere assegnate a chi è senza casa rimangano sfitte. Il Comune deve prendersi la responsabilità politica di pretendere dalla Regione la modifica radicale della legge vigente per l’assegnazione delle case popolari. La Legge regionale n.16/2016 per l’assegnazione del patrimonio pubblico si è manifestata alla prova dei fatti totalmente inefficace per le assegnazioni (prevedendo criteri e modalità macchinose), discriminatoria, come hanno rilevato di recente la Corte Costituzionale e il Tribunale di Milano, e in antitesi con i principi fondamentali di socialità verso i più poveri che l’Edilizia Residenziale Pubblica dovrebbe garantire.Sono stati erogati da Governo, Regione e Comune per il sostegno all’affitto privato, finanziamenti totalmente insufficienti. Al bando indetto dal Comune di Milano dal 4 al 20 maggio 2020 in sole due settimane, hanno partecipato circa 17.000 cittadini, presentando on/line la domanda di contributo. Con tempi più lunghi e modalità più accessibili le domande sarebbero state ben oltre questo dato. Pur con gli ulteriori finanziamenti di Regione e Comune circa 4.500 inquilini, pari al 26% del totale degli interessati, potranno ricevere il bonus. Un bonus una tantum di 1.500 euro che è stato pagato direttamente ai proprietari di casa. A ben vedere questa misura a Milano nella migliore delle ipotesi è andata a coprire solo due mensilità di canone per alloggi da uno o due locali.I restanti 12.500 cittadini sono rimasti senza alcun aiuto perché i soldi come al solito sono troppo pochi. A questi occorre aggiungere almeno secondo le nostre stime, altri 35.000 inquilini privati in difficoltà economica che non sono riusciti a presentare la domanda di contributo, per i tempi strettissimi del bando o perché il proprietario non si è dichiarato disponibile.

E’ infine inaccettabile che il Governo a fronte delle ingenti risorse europee messe a disposizione per il rilancio del Paese, non abbia ancora inserito nel suo programma un piano straordinario per l’Edilizia Residenziale Pubblica a canone sociale, un Piano nazionale per il recupero delle periferie e un consistente Fondo per il sostegno degli inquilini in affitto. In questi giorni i sindacati degli inquilini hanno scritto al Prefetto per chiedere un incontro su questi temi. Senza il blocco degli sfratti diventa ancora più urgente stabilire un protocollo di intesa che consenta di graduare le esecuzioni, unico modo per impedire una crisi sociale che non potrebbe essere in alcun modo gestita nella città di Milano.

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