Tutti bloccati nel presente. Quest’ultimo anno è stato un presente tremendo, orrendo. Ci siamo avvitati nei lutti. Se guardo indietro, con l’approssimarsi della fine dell’anno, in questa sorta di indagine retrospettiva che tutti, chi prima e chi dopo, andiamo a fare sotto le feste di Natale, non vedo che macerie. E – visto che parlo praticamente sempre di politica – uno schifo totale e prolungato. Schifo. Schifo perché la politica dovrebbe far sognare, dovrebbe darci una prospettiva, dovrebbe darci qualche idea sul futuro. Invece, a causa dei miseri attori che la interpretano, di idee non ce ne sono. C’è rabbia, anzi, neppure quella. Non c’è neppure la rabbia ideologica nel difendere le proprie idee, perché non ci sono più le idee. E’ una baruffa, più che una guerra. Ed è tremendo. Guardiamo alla realtà: le ultime votazioni sul Mes non hanno mai riguardato quello che vogliamo da questo Paese. Io i fondi del Mes li prenderei, prenderei tutto, ma al netto di questo, quale Paese abbiamo in mente quando sarà finito il tunnel, non ce lo siamo detti. In ogni campo. Alla fine la politica ambientale la stanno facendo le grandi aziende di stato, con la rivoluzione di Snam sull’idrogeno, ad esempio, o di Eni sulle energie alternative. Prima, più efficacemente e meglio della politica. E’ giusto questo? No. Io vorrei un discorso del presidente del consiglio nel quale ci dice che cosa fa l’Italia quando esce dal Covid definitivamente. Guardiamoci negli occhi: il Covid sta per finire. Lo speriamo tutti. Lo dobbiamo sperare. E dobbiamo ascoltare un piano per il futuro, serio e credibile. In questo momento, un governo responsabile, a tutti i livelli (governo è nazionale, regionale, locale) ipotizza sia un piano B nel caso il vaccino non funzionasse (e sarebbero guai, ma intendiamo estinguerci? non credo proprio), sia un piano A nel quale il Covid se ne è andato ma le cicatrici sono rimaste. Io questo piano non l’ho ancora ascoltato da nessuna parte. Ecco perché, immodestamente e in modo pazzo, come al solito, con gli amici di Inrete abbiamo deciso di organizzare un convegno per lunedì prossimo, in streaming sul Corriere.it, dal titolo “What comes next”. Ci saranno tutti, dal sindaco al governatore, a tre viceministri, due ministri, vari presidenti e ad di colossi energetici, sanitari, imprenditori. Per tutti la domanda è la stessa: che cosa viene dopo? Che cosa c’è alla fine del tunnel. Perché se anche siamo in trincea non è detto che non dobbiamo sognare un futuro migliore quando la guerra sarà finalmente finita.

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