Tangenti, arrestati gli azzurri Tatarella e Altitonante

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Tra gli arrestati nell’ambito dell’operazione della Dda di Milano ci sono anche gli azzurri Fabio Altitonante consigliere regionale e sottosegretario all’area Expo della Regione Lombardia e il consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, candidato alle Europee.  Tra i protagonisti, per uno dei filoni dell’inchiesta, c’è anche l’imprenditore del settore rifiuti e bonifiche ambientali, Daniele D’Alfonso della Ecol-Service srl, anch’egli arrestato.

Due gruppi d’affari uno nel territorio milanese e uno in quello varesino che facevano leva su politici e amministratori per spartirsi i lotti dei bandi di gara delle municipalizzate. Questo in sintesi il quadro tracciato dalla Procura dopo le indagini della Dda che hanno portato a 43 misure cautelari per altrettante persone accusate a vario titolo di corruzione. Per quanto riguarda Milano, le indagini si sono sviluppate in particolare tra il 2018 e il 2019 “con l’ultimo episodio solo lo scorso marzo”, hanno riferito gli inquirenti. Figura centrale dell’attività sul territorio milanese – secondo la ricostruzione fornita durante la conferenza stampa in Procura con il procuratore capo Francesco Greco – era Daniele D’Alfonso, titolare della Eco Service con sede a Corsico, attiva nel settore del trasporto e gestione dei rifiuti e suo ‘referente’ in città sarebbe stato il consigliere comunale di Forza Italia, Pietro Tatarella, che formalmente, hanno ricostruito i magistrati, risulta consulente di Eco Service per un “compenso” di 5 mila euro al mese, con il compito di “garantire una migliore posizione dell’azienda sul mercato”. Gli inquirenti hanno inoltre appurato rapporti tra D’Alfonso e la famiglia di Giosafatto Molluso, già condannato per partecipazione ad associazione mafiosa, da qui l’aggravante dell’associazione mafiosa. Un’accelerazione delle indagini e delle attività dei soggetti indagati – hanno riferito ancora i magistrati – si è avuta in concomitanza delle elezioni politiche e regionali della primavera 2018 quando sono stati monitorati i finanziamenti a soggetti e partiti politici e in particolare quelli ricevuti dall’attuale sottosegretario regionale Fabio Altitonante e “di altri soggetti” candidati con Forza Italia e con la lista Fontana Presidente. E “finanziamenti illeciti” che sarebbero stati riscontrati anche per FdI. E’ in questa fase in particolare che l’imprenditore D’Alfonso per assicurarsi vantaggi futuri, si sarebbe rivolto a Tatarella il quale lo avrebbe aiutato a muoversi nel mondo politico indicandogli quale soggetto finanziare e in che modo. “Quello che è emerso è la diffusa e inquietante pratica di inquinamento degli appalti pubblici sul territorio milanese”, hanno detto i magistrati. Gli episodi avrebbero riguardato Amsa, A2a e MM “ma ci sono accertamenti anche su un’altra decina di aziende” e “quello che emerge è che”, una volta ricevute le indicazioni “gli imprenditori si spartiscono i lotti pianificando con offerte al ribasso per spartirsi gli appalti”. Un altro capitolo dell’inchiesta legato a finanziamenti sospetti e pratiche corruttive riguarda poi lo sblocco di una pratica edilizia per una villa a Milano. In questo caso un manager di una multinazionale avrebbe finanziato Tatarella e Altitonante e quest’ultimo si sarebbe poi attivato con gli uffici comunali per sbloccare la pratica. Simile, ma con modalità più collaudate, sembra il sistema di spartizione degli appalti pubblici nel territorio di Varese. Gli inquirenti hanno parlato infatti di “carattere più pervasivo” delle attività con “corruzione sistemica” e di “sistema feudale in cui i vassalli riconoscono ‘la decima’ al loro sovrano”. Figura chiave attorno alla quale ruota il filone dell’ inchiesta è Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Forza Italia e uomo di riferimento sul territorio. Ed è la sua figura secondo i magistrati ad unire i due versanti di inchiesta, quello milanese e quello varesino, perché avrebbe fatto da ‘garante’ anche per operazioni su Milano. ‘Base’ delle sue attività era un bar di Gallarate che – emerge dalle indagini – lui chiamava ‘ambulatorio’ perché lì, metaforicamente “offriva cura ai suoi pazienti”. A Milano invece, gli incontri degli esponenti politici coinvolti nell’inchiesta avvenivano per lo più al ristorante Da Berti.

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