Ma che mai vorrà dire che ci sono le roccaforti?

Me lo sono già chiesto una volta, l’anno scorso con Sesto San Giovanni, e me lo chiedo per la seconda, con Cinisello Balsamo.

Roccaforte è un posto dove c’è un sacco di gente beota che vota per la stessa cosa qualunque cosa faccia? Ve la immaginate una roccaforte che ne so, leghista, con tutta la gente con le corna, che rutta, e che dice daghele al negher? Secondo voi esiste. O una roccaforte rossa, dove tutti praticano l’amore libero, mangiano bambini e citano a cazzo Bertold Brecht? O una roccaforte azzurra, dove “uè, mi sono fatto il ferrarino, andiamo a evadere le tasse“?

Ecco, sono parodie.

Il concetto stesso di roccaforte è una parodia.

Un comune non cambia guida finché i cittadini sono soddisfatti, o sono tenuti “legati” da una serie di legami difficilmente dissolubili: associazioni che distribuiscono reddito, posti di lavoro pubblici o para pubblici, aiuti a società sportive, assegnazione di case popolari. Questi sono i legami che sono difficili da dissolvere. E li usano sia la destra che la sinistra. Se le roccaforti cadono, vuol dire che i legami si sono allentati (e questo è un bene) o vuol dire che la voglia di cambiare è ancor più forte di legami tenacissimi come quelli che ho indicato. In ogni caso, è un segnale da cogliere. Invece di cianciare dell’unicità di Milano e di quanto è figa la città capoluogo di Regione.

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