C’era una volta l’Italia.

Lo diciamo spesso, ma ripetiamolo una volta di più: l’Italia è un posto meraviglioso. Con un inno che dal 1946 ad oggi era “provvisorio” e che solo ieri è stato reso definitivo, ovvero quello di Mameli. Con un inno che non risuonerà in Russia ai mondiali, perché Ventura e Tavecchio non ci hanno portati. Ventura l’hanno suicidato, professionalmente parlando, Tavecchio invece si dice “indisponibile alle dimissioni”. Anche io sono “indisponibile” a morire quando sarà la mia ora, chissà se funzionerà. Poi c’è la disastrosa ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, la sindacalista, che ammette candidamente che l’emendamento approvato tempo fa, che prevedeva che il 3 per cento dei soldi confiscati alle mafie fosse destinato alla scuola, semplicemente non si è mai attuato. Cioè, si approva una legge e non la si attua. Un po’ come l’inno, ma all’inverso, là non c’era la legge e lo si cantava. Qui la legge c’è, ma non si fa nulla. Intanto Matteo Renzi sbarca in treno a Milano, e parla di rottamazione. Nel senso che vuole essere rottamato da gente più giovane di lui. Però poi non valorizza mai i giovani di Milano, che è la città che ha creduto più di tutte le altre in lui. Evidentemente non hanno l’accento giusto. Ci piace tutto questo. Questo è il Paese che amiamo. E non abbiamo neppure parlato di falsi invalidi, truffette varie, il fiume rosso per le strade di Taranto e altre amenità.

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