Comunque vada sarà un cesso

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Di Fabio Massa
Un elettore – ormai, assai pochi – del fu-Terzo Polo deve essere al giorno d’oggi praticamente un templare animato da sacro furore. E’ raro trovarsi di fronte a gente che si muove nel campo più largo di tutti, più fertile di tutti, e che non riesce a cavare neanche una rapa dal terreno. Forse, e il dubitativo è pura cortesia, ci sarà stato qualche errore strategico, e di tattica, e di comunicazione e di tutto il resto. Forse, e anche qui il dubitativo è cortesia, l’elettore centrista e moderato, che ama la concretezza, non ha amato neppure un minuto della lite da comari di Calenda e Renzi, Renzi e Calenda. Ipotizziamo poi che tutto quello che ne è conseguito sui soldi dei gruppi eccetera, non abbia dato una luce buona. C’è poi la questione del putinismo della Meloni e di tutta la destra in coro, che però tanto putiniana non pare essere. C’è la questione di aver dipinto la destra come una forza che avrebbe portato fuori dal consesso internazionale, mentre forse è l’unica cosa davvero buona che ha fatto, perché l’ha fatta direttamente la Meloni. C’è poi l’idea che solo al centro c’è il “valore”, il “merito”. Ma poi, quando si entra nel merito, non si è vista una cippa-lippa. C’è poi la vicenda legata alla candidatura di Letizia Moratti in Lombardia (boh), di Renato Soru in Sardegna (ri-boh) e di tutti gli altri candidati di cui non si è capita la piattaforma programmatica, sempre che ne avessero una. E per le Europee si intravede già un’altra fulgida esperienza di scissione corporea, con tutto il centro che andrà chi di qui chi di là, nel semplice tentativo di provare a non superare – nessuno – lo sbarramento. Ah, che meraviglia di strategia e che fantastica tattica. Rimaneva, a scaldare un minimo i cuori intirizziti solo l’idea non esausta che no, con il Movimento 5 Stelle proprio non si può andare. Poi però è arrivato Calenda e ha fatto retromarcia pure su quello.
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