I vaccini per i lavoratori. Invece di dire che tra i parametri per la distribuzione dei vaccini ci deve essere il Pil, la Moratti avrebbe dovuto dire che tra i parametri per la distribuzione dei vaccini ci deve essere il numero di lavoratori per ogni singola regione. Poi è ovvio che i lavoratori producono Pil. Ed è ovvio che laddove si lavora il rischio di contagio è superiore. Ricordate il pessimo Michele Serra che prendeva in giro Bergamo perché si pensava solo a lavorare e questo aveva fatto da incubatore perfetto per il virus? Lui era pessimo perché dava al concetto di lavoro una valenza sbagliata. Ma il fatto che la circolazione dei lavoratori è un punto di diffusione è verissimo. E sì, bisogna dirselo: avere più gente che lavora vuole necessariamente dire che c’è più gente che ha soldi da spendere. Funziona così: si lavora e si guadagna. Dunque, la frase: dare i vaccini alle regioni che producono è sbagliata come forma e come sostanza. Ha fatto bene la Moratti a tornarci su, spiegando che c’è “la necessità di considerare con particolare attenzione  le attività economiche in considerazione dei riflessi  sociali sull’economia, sui posti di lavoro, sulla vita delle nostre comunità e delle nostre famiglie”. Avrebbe potuto dirla più corta: vaccini ai lavoratori. E nessuno avrebbe fiatato.

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