Vorrei tornare oggi un attimo sulla questione del Pio Albergo Trivulzio. L’altra sera ho assistito al linciaggio (perché in quattro contro una non è un confronto equilibrato) dell’assessore regionale Terzi a opera di Lilli Gruber. Per carità, ognuno sceglie in quali trasmissioni andare e quali confronti sostenere (se li riesce a sostenere). Non mi esprimo dunque sulla qualità di alcuno degli ospiti intervenuti. Mi piacerebbe molto però – e lo dico come consiglio spassionato – un confronto tra Attilio Fontana e il professor Massimo Galli, e mi piacerebbe che Fontana in questo confronto chiedesse a Galli perché non sta in reparto e viceversa sempre in televisione. Ma vabbè, queste voglie me le caverà il vaccino: se nessuno candiderà Galli a qualcosa, cosa che purtroppo sarà prevedibile come è successo in Puglia con Lopalco, e se Dio vuole il vaccino dovesse funzionare, allora i virologi di tutte le specie spariranno immediatamente dal mondo dei media. Peraltro ormai di Galli so tutto. Ho letto sul Corriere che nel campo del vitello tonnato è un numero uno. Ci credo eh, ma diciamo che inizio ad averne le palle strapiene. Mia idiosincrasia e chiudiamola qui.

Torniamo al Pio Albergo Trivulzio. Durante la trasmissione di cui sopra una ospite di cui non ricordo il nome affermava con molta sicurezza, non smentita dal Galli, che al Pat ancora la Regione mandava i malati di Covid, che c’erano morti a profusione, che avevano infettato tutti. Poi oggi apro il Corriere e che cosa leggo? Titolo: “Il Pio Albergo Trivulzio riapre alle visite dei familiari, test rapido per i visitatori”. Non leggo di prese di posizione, di scandalo eccetera. Però per una volta, mettiamoci d’accordo: o al Pat si muore, e allora va tenuto chiuso, chiusissimo. O al Pat è tutto sotto controllo e allora i parenti possono entrare. Non è possibile vivere in questa affermazione contemporanea di una cosa e del suo contrario, in questa vita in cui aprono i negozi e poi ti dicono che non puoi andare a fare shopping perché sennò contagi. O apri, o chiudi. Ma non puoi aprire colpevolizzando quelli che essendo aperti vanno a trovare i parenti al Pat, o a comprare un paio di scarpe. Perché io rispetto le regole, e se le regole sono sbagliate non è certo colpa mia.

di Fabio Massa

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