I dati sono quelli ufficiali, e non c’è da sbagliarsi.

Solo un medico di base su dieci ha dato la disponibilità a fare i tamponi. Uno su dieci. La motivazione che hanno dato è che lo fanno per prevenire i focolai, perché molti hanno gli studi medici nei palazzi, a volte nei piani alti.

Si scordano di dire che tuttavia in quella disponibilità a fare i tamponi c’era quella di andarli a fare nei checkpoint che sono stati allestiti in giro per la Regione. Cioè: non puoi farli nel tuo studio, o non vuoi farli? Bene, allora vai a farli dove si possono fare in piena sicurezza. Tradotto: dai una mano. E mica gratis: prendendo pure una ventina di euro per ogni tampone che viene fatto.

Ora, io non so che cosa stia succedendo in Italia. Ma so quello che sta succedendo in Lombardia. Gli ospedali sono sovraccarichi, i medici e gli infermieri stanno dando la vita. I medici di base no. E non venite a tirarmi fuori il caso singolo, sicuramente eroico. Perché una rondine non fa primavera, ma nove medici di base su dieci che si rifiutano di dare una mano durante una pandemia, beh quello è davvero scandaloso. Tra l’altro mentre con una mano rifiutano di fare i tamponi, con l’altra firmano appelli a fare il lockdown generale. Parlano di medicina territoriale ma quando lo Stato, perché questo è un accordo statale, chiede loro di fare i tamponi, dicono di no in nove su dieci. E non si capisce perché lo Stato non abbia messo semplicemente un obbligo: voi dovete fare i tamponi, e stop. Che poi sarebbe: dovete lavorare per vivere. Come noi. Anzi, per far vivere noi.

È il vostro mestiere, fatelo.

Come diceva quello, restate a bordo cazzo.

di Fabio Massa

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