Non so se ci vuole un governo di unità nazionale. Però, da milanese e da lombardo, non ne posso davvero più. Non ne posso più di vedere Massimo Galli che va in tv e ci dice “c’è la battaglia di Milano” e poi non dice chiaramente se le misure adottate dalla Regione bastano oppure no. E se non bastano, perché non l’ha detto al Cts, ovvero il comitato tecnico di esperti? E se bastano, perché andare avanti a terrorizzare tutti oltre al giusto appello a rispettare le regole? Quello che mi fa incazzare, ogni giorno, non è il fatto che ci siano errori, omissioni, incongruenze. L’intero pianeta è alle prese con questa piaga, e tutti stanno facendo quel che riescono. In Francia e Spagna i contagi sono esplosi, letteralmente. Ma solo in Italia abbiamo il tasso di litigiosità diffuso così alto, anche tra istituzioni che dovrebbero essere coese. Guardiamo alla Campania: non c’è giorno che De Magistris non attacchi De Luca. Guardiamo alla Lombardia: ma come è possibile che sulla didattica a distanza tra Regione e Comuni non ci fosse l’intesa? Se non c’è stata, perché non la si è cercata? E se c’era l’intesa, perché il giorno dopo hanno preso posizioni diverse sui giornali? Quel che si legge sui giornali è disperante perché propone l’immagine di una classe dirigente non solo mediocre di fronte a un virus che forse è troppo forte e sminuisce tutto e tutti, ma anche frammentata, divisa, litigiosa anche in modo pretestuoso. Come è possibile che il leader del partito politico che esprime il governatore della Lombardia – Matteo Salvini – dica cose radicalmente opposte da quelle che applica il suo governatore? Come è possibile che si è innescata una battaglia politica su ogni cosa: prima c’erano troppo pochi tamponi, adesso che se ne fanno di più che in ogni altra parte d’Italia (e non di poco), il problema sono le code, prima c’era il problema dell’Ospedale in Fiera che non serviva a niente, adesso – con che faccia di tolla! – si lamentano che bisognerebbe fare altri posti all’Ospedale in Fiera, prima il problema era che bisognava chiudere prima, e poi il problema è che si è chiuso troppo mentre altri dicono che si dovrebbe chiudere tutto, e potrei andare avanti a lungo. In tutto questo io non ho ancora capito a che cosa servano i banchi a rotelle, ma la dò come nota di colore. Il problema è che ognuno sa – o pensa di sapere – che può prendersi un pezzettino di consenso alle spalle dell’altro, mentre la nave va dritta verso un iceberg. I virologi tutti pensano di poter rimanere sulla ribalta, una volta che il virus sarà finito. Levatevi l’illusione: sparito il virus non vorremo vedere di voi neppure l’ombra, perché ci puzzerà di morte. Salvini pensa di poter buttare giù Conte, Conte di eliminare Salvini, Sala di acquisire il mezzo metro in più sul fronte elezioni, Fontana di far cambiare l’opinione della bolla social mentre Speranza addirittura se ne viene fuori con la genialata di pubblicare un libro. Ci sono pure avvocati che stanno raccogliendo migliaia di denunce per spolpare i medici, gli infermieri, la sanità regionale e tutto quello che potrebbe capitare a tiro. E invece non ci si rende conto che – rimasticando l’antica frase di Gabriele D’Annunzio – “con i morti non si fabbrica”. Tradotta in italiano corrente: il virus spazzerà via tutti quelli che ci hanno avuto, politicamente, a che fare. Se sarà un bene non lo so, ma se si va avanti così, in ordine sparso, pensando ognuno a lucrare su politicamente su qualcosa mentre la gente muore e soffre, sarà solo la cosa giusta.

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