Le foto sono venute bene, è da dirsi. Piazza Duomo praticamente piena, bella ordinata, perfetto distanziamento sociale. La manifestazione di sabato della sinistra contro Fontana e Gallera, restituisce però un sapore un po’ strano, un retrogusto di fallimento che emerge lunedì. Perché? Vediamo di capirlo. Il problema non sono i numeri. I numeri sulle piazze sono sempre qualcosa di mutevole. Per alcuni ci sono un milione di persone, per altri solo 10mila. Per alcuni, come in questo caso, ci sono 5mila persone, per altri mille. Ma in fondo, che cosa cambia? Rispetto ai votanti, si tratta pur sempre di percentuali ridicole. Il tema è che cosa trasmette la piazza. Se la piazza trasmette un messaggio compatto, forte, univoco, viene recepito come tale. L’unica cosa che la piazza di sabato ha restituito è un messaggio di malessere verso la giunta di centrodestra. La domanda da farsi è: in che cosa questa piazza è diversa, ad esempio, dalle altre manifestazioni organizzate da Pierfrancesco Majorino? Forse che nelle sfilate e nei picnic multietnici non fosse presente una forte componente di contestazione contro il centrodestra? Si tratta sempre e comunque dello stesso popolo, che lotta contro lo stesso nemico. E che questa volta però ha fatto un errore in più. Perché in quella piazza del Duomo c’erano almeno due posizioni distinte: da una parte quelli che vogliono le dimissioni di Fontana e Gallera, dall’altra quelli che vogliono il commissariamento di Regione Lombardia. Ovvero: da una parte il partito democratico, dall’altra quelli che stanno a sinistra del partito democratico (tutte le piccole forze di sinistra, da Rifondazione in poi). Unico a stare “di là” (ovvero con il commissariamento) appartenendo al Pd, Majorino. L’ennesima volta sulla linea del fuorigioco, abilissimo come Inzaghi ai tempi della Juve.Ma c’è di più. Perché a Milano ci sono state altre manifestazioni, sabato. Una sotto la Regione di quelli che stanno più a sinistra di quelli già più a sinistra del Pd in piazza Duomo (ovvero i Carc) e Potere al Popolo. In questo caso il commissariamento era un punto in comune con una parte di piazza Duomo ma nel mirino c’era anche il sindaco Sala. Insomma, la sintesi (e lo slogan ripetuto) è stata: “Fontana assassino, Sala zerbino”. Infine, da piazzale Loreto,  un corteo indetto dall”“Area anticapitalista Tilt”. Quelli che ritengono che il Coronavirus sia un’occasione per cambiare davvero il mondo.In totale almeno 4 posizioni in tre posti diversi. Forse qualcosa, nella sinistra che vorrebbe tirare una spallata, andrebbe rivisto. Almeno in termini di strategia di compattamento.

fabio.massa@affaritaliani.it

 

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