Sempre per la serie, cerchiamo di capire. E’ ormai da settimane che cerco di schematizzare in domande abbastanza semplici questioni complesse. Faccio un esempio. Sulla questione dei morti nelle Rsa sappiamo che il virus non è entrato per la delibera regionale, tanto condannata ma che di fatto non ha influito per nulla, ma perché mancavano i dispositivi di protezione, ovvero mascherine e camici, a infermieri e operatori sanitari. La domanda semplice è: chi doveva fornirli? Una risposta univoca ancora non è stata data. La Regione Lombardia dice la Protezione Civile e la Protezione Civile dice la Regione Lombardia. Intendiamoci: se fosse colpa di Regione andrebbe aperta un’indagine. E se fosse colpa della Protezione Civile andrebbe aperta un’indagine. E visto che nel dubbio in Italia l’indagine già c’è, finirà che la magistratura accerterà quel che le norme non riescono a chiarire in tempi meno biblici. C’è poi la questione dei tamponi. Io francamente non lo capisco, questo Paese. C’è o non c’è un problema di reagenti? I reagenti sono quelle sostanze chimiche che si mettono insieme a quella specie di batuffolino di cotone su uno stecco, per capire se uno è malato. In questo Paese nello stesso momento – ed è questo quello che più mi risulta incredibile affrontare, giorno dopo giorno – si condanna la Regione Lombardia perché non ne fa abbastanza, e uno si convince che effettivamente ne potrebbe fare di più. Si elogia la Regione Veneto perché ne fa molti, e dovrebbe essere il modello da seguire. Che poi leggendo QUI si scopre che in assoluto le due Regioni ne fanno lo stesso numero, ma che ovviamente l’incidenza è diversa perché il Veneto ha meno della metà degli abitanti della Lombardia e un quinto dei contagiati. Dunque: bastardi lombardi, fate più tamponi perché state bloccando l’Italia. Ma nello stesso identico momento però si scopre, denunciato non dalla Lombardia cattiva ma dal Veneto buono, che l’eroe numero uno, ovvero il virologo Andrea Crisanti, ha spiegato QUI  che la Protezione Civile manda solo i bastoncini con la garza assorbente e non i reagenti, ovvero proprio quello che ha detto la Regione Lombardia, che essendo però brutta e cattiva non si può ascoltarla. E alla fine viene un dubbio: non è che quel genio di Arcuri ha mandato la stessa quantità di reagente, pochissimo, a Veneto e Lombardia? Non lo sappiamo, e probabilmente non lo scopriremo finché non arriverà il solito magistrato a fare quello che dovrebbe fare la politica. Ma va bene così: Lombardia cattiva, Veneto buono. E in questo binomio finisce che gli errori della Lombardia non vengano presi in considerazione perché si crea lo schieramento contro e a favore, polarizzati. E gli errori del Veneto uguale. E’ un po’ come la foto dell’incredibile assembramento in Fiera Milano. Incredibile. Tanto incredibile che là provavano la febbre ed erano distanziati. E da Conte a Brescia i giornalisti erano ammassati dietro due cancelletti per non dire del Casoretto all’arrivo di Silvia Romano, solo ieri. Ora, quale differenza c’è in Italia tra l’assenza di reagenti in Veneto e in Lombardia? Quale differenza c’è tra un assembramento e l’altro? Così, tutto il sud Italia si scandalizza per la folla sui Navigli che probabilmente non c’è, visto l’uso dei teleobiettivi, ma non si scandalizza per un assembramento al Casoretto o a Brescia che sicuramente c’è.  Si scandalizza perché la Lombardia non ha i reagenti che non ha neppure il Veneto. Tutto diventa una questione di destra e di sinistra. Se sei di destra difendi la Lombardia, ma dicendo che il Veneto è meglio. Se sei di sinistra usi il Veneto per picchiare la Lombardia perché la Lombardia è Salvini. Se non sei nessuno dei due provi a capirci qualcosa ma ti viene il mal di testa, e in fondo i morti ci sono, la pandemia pure e la crisi sta per arrivare: quindi si fottano tutti. E in tutto sto casino la fa franca Domenico Arcuri. Quello che ha finito le mascherine, che non manda i reagenti e che ne ha combinate più di Bertoldo.

fabio.massa@affaritaliani.it

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