L’avrò già detto quaranta volte, ma una in più non guasta. La politica milanese, in questo periodo, non mi piace proprio. Non mi è mai piaciuta la debolezza di una parte e l’eccessiva forza dell’altra. Non è nello squilibrio che la democrazia dà il suo meglio, ma proprio all’inverso. Ma negli ultimi mesi, se possibile, la situazione è ulteriormente peggiorata. Guardiamo Milano. Esiste una Lega molto forte elettoralmente che però non ha ancora trovato il suo alfiere, il suo candidato. Di fatto manca qualcuno che avanzi le istanze contro Sala. Qualcuno che stimoli, anche, il sindaco di Milano. Lo può fare solo il suo futuro sfidante.
Forza Italia è in stato comatoso. Non offendo nessuno dicendolo: lo sanno anche loro. I moderati, che sotto la Madonnina sono sempre stati maggioranza, lo sono ancora. Il problema è che nessuno si fa portavoce. Fratelli d’Italia sta prendendo piede un po’ ovunque, ma una figura riconosciuta e riconoscibile, che ogni giorno ingaggi battaglia, non c’è. E il Partito Democratico? Peggio che andar di notte. Praticamente è subordinato rispetto a Beppe Sala. Non ci sono proposte, e pure la gestione d’aula sulle ultime vicende lo conferma. Di fatto, oggi a Milano, esiste solo Beppe Sala. Il che – per lui – è sicuramente un bene. Ma non lo è per la città. Contrasti forti, posizioni forti, sono sfidanti e propositive. Non è con le piccole operazioni come Alleanza Civica del Nord, che di fatto non propongono mai una posizione critica su nulla, o con i cespuglietti della sinistra preoccupati solo di chi andrà in consiglio comunale, che si aiuta la città. Mi piacerebbe – visto che Pierfrancesco Majorino mi accusa di prendermela sempre con la sua parte (la vicenda delle mestruazioni ha fatto incazzare un po’ di gente, ma affari loro) – che proprio per la sua forza politica Majorino sapesse dire o facesse dire qualche no, qualche “meglio fare così” alla giunta, che riprendesse un po’ di protagonismo politico. O si postula che l’azione della giunta è perfetta, e non lo è, o ci sono ambiti di miglioramento. Parliamone, solleviamo il dibattito sull’urbanistica, sugli scali, sulla socialità. Anche perché il buon Sala non se ne avrà a male: a lui piace la competizione, rende di più.

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