Aprire una riflessione su Craxi. Questo dice il sindaco. Questo ha detto il sindaco. A più riprese. Penso che la posizione sia giusta. Ma incompleta. Perché dopo aver detto che bisogna riflettere, io sentirei la necessità di capire che cosa ne pensa il primo cittadino di Milano. Spacchettando, però. Separando. Perché Craxi è un boccone grosso. E per riuscire a digerirlo, va analizzato, spezzato, evitando le semplificazioni. Craxi è sicuramente la vicenda giudiziaria. Si può giudicare la sua parabola solo da quello? Direi di no. Eppure oggi succede questo, tra chi si oppone a una via allo statista. Craxi è la vicenda Moro e le Brigate Rosse. Craxi è la sua politica estera. Sublime. Craxi è la sua politica economica. Meno sublime, almeno per me. Craxi è il suo progetto di Italia. Su ognuna di queste cose, su ognuno di questi capitoli, bisognerebbe uscire dal conformismo ladro-non ladro. La migliore storiografia è riuscita a uscire da questo binomio addirittura per un dittatore come Mussolini, che ha quasi affogato il nostro Paese nel sangue e nella vergogna delle leggi razziali. Addirittura per lui, si è proceduto a vagliare i provvedimenti, le visioni, le idee. Perché non andrebbe fatto con Craxi? Però c’è bisogno che chi sollecita questo dibattito, giustamente, come Beppe Sala, inizi a prendere posizione su qualcosa. Inizi a dire che su questo è d’accordo e su quello è in disaccordo. Che Craxi su questo sbagliò e su quello fece bene. E magari capiremo che così dentro Sala c’è un progetto di riformismo 3.0. Chissà.

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