Milano, interno taxi, un classico del giornalismo. “Chissà se tutto questo traffico gioverà al sindaco che vuole essere riconfermato”, soffia fuori il tassista, invitando alla chiacchiera il cliente, come un consumato imbonitore o come un barbiere d’altri tempi. “Già, chissà”.
“Certo è che la città è imballata, pare tornata quella di una volta. Però c’è anche tanto casino, con prima il Salone e adesso la settimana della moda”.
“Già, però almeno avete ripreso a lavorare”
“Sì sì, non ci lamentiamo”.
Silenzio.
Ancora silenzio.
Ancora il tassista, che in un colpo diventa ideologo e filosofo. “Che poi, queste elezioni non è che vogliono dire niente. Non si sa neppure che cosa propongono, questi candidati. Se sei di sinistra e ti piacciono le piste ciclabili voti Sala. Se invece non sei di sinistra o non ti piacciono le piste ciclabili non lo voti”.
Fine, ricevuta e pagamento.A Milano si terranno due confronti pubblici, ad oggi. Il primo in Confcommercio. Dodici persone, perché il tredicesimo no vax ha detto che non ci va. Il secondo (anzi, i secondi due), in Rai, perché con tutta la buona volontà uno studio per contenere tredici persone tredici non ce l’ha e ha dovuto fare i turni, come in pizzeria. Beppe Sala ha detto che avrebbe fatto solo confronti con tutti, e solo tre. Alla fine saranno due, con tutti quanti. Dunque, di dibattiti veri tra chi se la gioca, non ce ne sarà neppure uno. Ve lo immaginate Sala che parla per un minuto rispondendo a una domanda e poi, dopo circa mezz’ora, Bernardo che gli risponde per un altro minuto e mezzo con – nel frattempo – gente non bene identificata che dice altro in mezzo? Il fantomatico dibattito in periferia di Bernardo è rimasto là, sulla carta. Lui non ha mai mandato nessuna richiesta a Sala, che ancora attende il luogo e il giorno e l’ora della sfida. Roba da ridere se non ci fosse da piangere.

A Roma è pure peggio. Di confronti non ce ne sono perché il candidato di centrodestra non li vuole fare. E per fortuna che è un giornalista.

A Napoli ci bagnano il naso: si stanno confrontando al Mattino, a Repubblica, ovunque. Una bella lezione di civiltà a questi cumenda meneghini e pure a quelli di Roma Capitale. Sta a vedere che quanto a democrazia abbiamo un bel po’ da imparare.

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