Francamente sono stupito che in tutto questo tempo nessuno abbia detto la verità sulla riforma della sanità in Lombardia. Basterebbe avere un po’ di archivio e fare un po’ di studio. In Lombardia attualmente non c’è il sistema sanitario ideato da Roberto Formigoni. O meglio: la base è quella di Formigoni, ma ci sono stati mutamenti fondamentali. Partiamo dall’inizio. In origine fu il sistema completamente statale, quello che vige in tutte le altre regioni tranne Emilia e Veneto. Poi Formigoni per primo decide di applicare un principio in base al quale anche i privati possono entrare nel mondo della sanità purché eroghino servizi a prezzi stabiliti dalla Regione. In pratica si dice: entrate anche voi nel mondo della sanità. Se siete bravi e riuscite a fare le cose meglio del pubblico, avete margini di guadagno. Questo ovviamente avviene, e nasce il sistema lombardo, che poi viene replicato parzialmente in Veneto e in Emilia. La sto tagliando grossa così la si capisce. Poi arriva Roberto Maroni dopo la caduta e l’inizio dei guai grossi di Formigoni, culminati in una condanna e nel carcere. Proprio il carcere e gli scandali ricorrenti nella sanità inducono Maroni a fare la sua riforma. I giornali del tempo la spiegavano così: “L’ambizione della legge era archiviare una volta per tutte, dopo quasi vent’anni, il modello forgiato da Roberto Formigoni che ha fatto esplodere l’offerta di cura del privato con un proliferare però di vicende giudiziarie. Doveva cambiare un’era geologica, in effetti alcune novità importanti ci sono. Il principio della riforma scritta da Fabio Rizzi (Lega) e Angelo Capelli (Ncd) è di fare dialogare gli ospedali con gli ambulatori territoriali. È il motivo per cui nascono le Agenzie sociosanitarie territoriali (Asst), che uniscono tutta la filiera sanitaria: d’ora in avanti gli ospedali si dovranno preoccupare anche di seguire il paziente nelle cure sotto casa”. E la dichiarazione di Maroni: “Con le nuove Asst che integrano l’ospedale al territorio – commenta fiducioso Maroni dopo il voto – anticipiamo il futuro”. Lasciando da parte il fatto che Rizzi viene arrestato, da quel momento comincia una battaglia senza quartiere dei medici di base, ridotti a compila-ricette. Tra l’attuale assessore Gallera e il presidente dell’ordine dei medici si sviluppa un contenzioso ideale e politico infinito. Poi arriva il virus. Il virus non ha bisogno di cure specialistiche, non fosse altro perché non ci sono cure. Di fatto ha bisogno di tanta medicina di prossimità e di letti. Perché i fisici dei pazienti devono farcela da soli, se aiutati a respirare. Il sistema lombardo, che era con Formigoni costruito sull’eccellenza, e poi con Maroni è stato ospedalizzato anche nei territori periferici, collassa. E siamo al punto di oggi, con la vera scelta da fare. Abolire la riforma Formigoni o la riforma Maroni che era montata sulla Formigoni?

fabio.massa@affaritaliani.it

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