Covid: da Milano a Bergamo le inchieste ancora aperte

In attesa che il governo si muova per "fare chiarezza" sulla gestione della pandemia, come annunciato alla Camera da Giorgia Meloni, ci sono indagini aperte dopo lo scoppio della prima ondata di Covid in Lombardia.

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Dall’inchiesta della Procura di Bergamo, sull’assenza di un piano pandemico aggiornato e sulla “sottovalutazione” degli allarmi, che sta per essere chiusa, a quella della Procura di Lodi sull’ormai famoso ‘paziente 1’, indagato per epidemia colposa e poi archiviato, fino alle indagini milanesi, da poco riaperte, sulle centinaia di morti allo storico Pio Albergo Trivulzio e al ‘caso camici’ con l’assoluzione del governatore lombardo Attilio Fontana. In attesa che il governo muova i primi passi per “fare chiarezza” sulla gestione della pandemia, come annunciato oggi alla Camera dalla presidente Giorgia Meloni, sono questi i fascicoli e i processi che si sono accumulati dopo lo scoppio della prima ondata di Covid in Lombardia, terra martoriata dall’epidemia. Con indagini che, anche per difficoltà legate a valutazioni tecnico-scientifiche su un virus all’epoca sconosciuto, in parte non sono ancora chiuse.

L’INCHIESTA DI BERGAMO – Si muove su tre fronti: l’anomala chiusura e riapertura il 23 febbraio 2020 del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo, la mancata zona rossa di Alzano e Nembro e le morti nelle case di riposo. E si è concentrata soprattutto sul capitolo del piano pandemico. Come messo a verbale da Francesco Zambon, ricercatore Oms che si è scontrato con l’allora direttore vicario Ranieri Guerra, il piano in vigore nel 2020, che riportava la data del 2017, altro non era che un copia-incolla di quello del 2006. E, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, non venne attuato. Guerra è indagato per false dichiarazioni ai pm e mesi fa è stata depositata una maxi consulenza del professor Andrea Crisanti nella quale è stato documentato che si sarebbero potute evitare tra le 2mila e le 4mila vittime se fosse stata applicata tempestivamente la zona rossa.

LE ALTRE INCHIESTE – A Milano il fascicolo più delicato era quello a carico di Fontana per frode in pubbliche forniture e con al centro Dama spa, società di Andrea Dini, cognato del governatore. Tutti prosciolti a maggio in udienza preliminare, ma la Procura ha fatto ricorso. Sul fronte della principale inchiesta sulle rsa, quella sui circa 400 morti del Trivulzio, nei mesi scorsi il gip ha respinto la richiesta di archiviazione e ha riaperto le indagini che passeranno per una nuova perizia. I pm avevano aperto pure un’indagine conoscitiva sulla realizzazione dell’ospedale anti-Covid nei padiglioni della Fiera e ha indagato, poi, per frode in commercio sul presunto mercato parallelo dei vaccini. Ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sull’affidamento diretto da parte di Aria spa, centrale acquisti regionale, a Diasorin di una fornitura di 500mila kit per test sierologici. Anche la Procura di Pavia ha indagato sull’accordo tra il Policlinico San Matteo e la multinazionale DiaSorin per lo sviluppo di test sierologici e molecolari. E in quasi tutte le Procure lombarde sono stati aperti fascicoli sui decessi nelle rsa (in molti casi già chiesta l’archiviazione) e sulle speculazioni sui prezzi delle mascherine.

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