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A scuola si sarebbe dovuto. Ma non si è voluto

Di Fabio Massa

Si sarebbe potuto. Ma non si è fatto. Eppure, il tempo c’è stato. E’ indubbio che la sanità e in generale il mondo della salute (della quale fanno parte anche i dispositivi medici e il settore farmaceutico) abbiano visto un investimento di risorse economiche ed umane straordinario, dopo l’inizio della pandemia. Passata la prima ondata ogni territorio d’Italia ha provato a trovare le proprie soluzioni. A volte sbagliate, a volte claudicanti, ma ci ha provato. In Lombardia è stata varata una legge nuova, ma anche nelle altre Regioni i correttivi a sanità spesso bloccate agli anni ’70, come modello organizzativo, sono stati tanti.

Lo stesso non si può dire del mondo della scuola. E non parliamo della cosa più complicata, ovvero gli insegnanti. No, parliamo delle cose più semplici: gli edifici. Laddove, ovvero, basterebbero idee, progetti e calcestruzzo. Gli edifici, nella stragrande maggioranza dei casi, sono rimasti esattamente gli stessi. Se c’è il virus, al massimo, si apre un po’ la finestra. Come se fosse l’odore di cavolo in cucina, da far andare via. E dire che sulla scuola tutti quanti si sono riempiti la bocca, a partire da Matteo Renzi. Dove è finito il piano che doveva rivoluzionare la scuola italiana? Di rivoluzioni, pochine. Al massimo qualche infisso nuovo e qualche scuola rifatta qui e là. Intanto però le caldaie si rompono lo stesso.

Per qualcuno, oggi, il problema della scuola è fare lo screening a tutti quelli che entrano. Per me, in prospettiva, è dove stanno entrando. In quali luoghi, con quali tutele. Se le aziende avessero gli standard di sicurezza di alcune scuole (e pure del Tribunale di Milano, mi viene da dire) i titolari finirebbero dritti dritti in galera. Invece niente, tolleriamo che i nostri figli passino le loro giornate in luoghi poco salubri, dove il punto più basso spesso lo si riscontra nelle palestre, ovvero laddove ci si muove.

Poi c’è il virus. I bambini, in molte scuole, stanno seduti all’intervallo, a guardare film sulla lavagna interattiva. Ognuno nel suo banco. La loro sofferenza non è commensurabile. Così come non è commensurabile lo stress di genitori alle prese con chat che ogni due minuti annunciano un positivo ma asintomatico. Invece di scrivere il suo libricino di dubbia utilità, l’ex ministro Azzolina avrebbe dovuto pensare a questo. Invece dei banchi con le rotelle, avrebbero dovuto pensare a levare i quadri svedesi pericolanti (chi li usa più?) e rifare i tetti da cui gocciola, e magari mettere qualche pannello fotovoltaico. Un giorno le colpe del governo Conte dovranno finire in piazza ma sarà inutile, perché per quel giorno semplicemente il Movimento 5 Stelle non ci sarà più e dunque non ci sarà più nessuno da processare politicamente.

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