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La noia e la preoccupazione

Provo una grande noia e una grande preoccupazione, in questa ultima puntata di Pinocchio.

I problemi del 2020 sono ancora tutti là. E non parlo solo del Covid, che persiste tra di noi come il parente che non si leva di casa. Parlo di tutto quello che si è portato appresso. Virologi che sono diventati star della televisione e che cantano canzoni natalizie a tema. No-vax che gongolano perché il contagio si è riattizzato malgrado i vaccini. Diciamo che non mi sento molto bene. Sarà che ho fatto ieri la terza dose e sono un po’ ko, ma vedo il futuro con grande pessimismo. Da tutti i punti di vista. Giornalistico: ormai puoi essere della narrazione predominante, quella filogovernativa alla quale tutti si sono piegati, oppure fai parte di quella antigovernativa che è dunque no-vax, fascista e idiota. Politico: si continua pervicacemente con le battaglie individuali, sacrosante, e si scordano le battaglie sociali, così che continuano le morti sul lavoro, non si trova un’impresa che ristrutturi casa ma gli operai sono comunque pagati una miseria, gli insegnanti continuano a percepire stipendi da fame e gli alunni di moltissime scuole continuano a non avere gli insegnanti. Si suggeriva di cambiare lo status e il contratto dei medici di base, veri assenti della pandemia, e invece nisba: su questo non è stato fatto nulla. Andiamo avanti a fare le battaglie sul femminile di sindaco, sullo schwa, e roba del genere. Niente di male eh, se non occupasse spazio mediatico che dovrebbe essere dedicato alle vere lotte. Anche a livello cittadino ormai siamo alla pornografia computerizzata divisiva. Prendiamo lo stadio, e tutti gli altri progetti prima dello stadio: ogni volta fanno un rendering dove pare di vivere in mezzo a Central Park, però poi la realtà è differente. E ci si divide tra difensori dell’orrendo status quo e adoratori del rendering verde. Ogni volta si prende un pezzettino e non si guarda all’insieme, si pensa al Meazza e non si pensa a San Siro il quartiere. Al centro tutto brilla, ma le periferie sono rimaste le stesse di sempre. In fondo conviene a tutti questo sistema, e chi abita in periferia l’ha capito: non va proprio più a votare. Fottetevi tutti, sembrano dire. Ecco, fottetevi tutti e si fotta anche questo 2021. Non so dire se il prossimo anno sarà meglio. Ma la speranza è l’ultima a morire. Auguri a tutti.

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