A Lodi le persone non vedenti e ipovedenti scalano le montagne

La sezione lodigiana dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, in collaborazione con il Cai di Lodi, ha organizzato per sabato 11 dicembre “Oltre il buio”, una giornata introduttiva di arrampicata sportiva riservata alle persone con disabilità visiva.

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Adrenalina a mille, ma soprattutto l’emozione di scalare una parete e di raggiungere la vetta in totale autonomia, ma costantemente monitorati da guide esperte. A Lodi anche le persone non vedenti e ipovedenti possono scalare le montagne, anche se solo quelle “artificiali”. La sezione lodigiana dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, in collaborazione con il Cai di Lodi, ha organizzato “Oltre il buio”, una giornata introduttiva di arrampicata sportiva riservata alle persone con disabilità visiva.
Sabato 11 dicembre, per tutta la giornata, nella palestra di arrampicata del Centro sportivo Faustina (via Piermarini 6) i partecipanti – nel pieno rispetto delle prescrizioni covid – vivranno in totale sicurezza l’emozione di “arrampicarsi”. Dopo una prima parte di formazione teorica i provetti “scalatori”, suddivisi in gruppi, passeranno dalla teoria alla pratica. Imbragati e in sicurezza “scaleranno” la parete affiancati da due istruttori del Cai che li guideranno passo passo sulle varie prese alle quali attaccarsi e sulla postura da assumere per raggiungere la vetta. Un piccolo assaggio di un progetto sportivo che poi proseguirà nel 2022.
L’iniziativa è stata voluta dall’Uici di Lodi nella certezza che l’attività sportiva, e in particolare quella legata al mondo della montagna, ha grandi benefici psico fisici su chi la pratica. Una vera e propria palestra mentale, fisica, di conoscenza del proprio corpo e dei propri sensi e soprattutto di quello spirito di socialità, di collaborazione e di reciproca fiducia che, purtroppo, a causa dell’emergenza sanitaria è venuta a mancare.
Le montagne (non solo in senso letterario) si possono scalare. Lo sa bene Pino, 67 anni, non vedente lodigiano che la montagna la ama e la continua a vivere, malgrado la sua disabilità arrivata quando aveva 50 anni.
“Mi sono innamorato della montagna quando ero un ragazzo, grazie a quello che poi sarebbe diventato mio suocero – racconta -. Inizialmente praticavo solo lo sci, poi mi sono avvicinato anche alle passeggiate. La montagna regala grandissime emozioni, ma bisogna conoscerla e viverla con coscienza. È fondamentale affidarsi agli istruttori”.
Così che Pino fin da subito si è rivolto al Cai di Lodi dove ha seguito un corso di roccia, trasferendo quell’amore per la quota anche ai suoi figli. Poi il problema visivo e la necessità di dover “ridimensionare”, ma non abbandonare la passione per la montagna. Ma soprattutto la voglia di far vivere l’emozione dell’arrampicata anche ad altre persone con disabilità visive.
“L’arrampicata è uno sport che si può praticare anche al chiuso, quindi anche durante la brutta stagione – prosegue -. Aiuta sotto tanti punti di vista. In primis praticare attività fisica fa bene al corpo e alla mente. Aiuta ad uscire di casa, dall’isolamento che la pandemia ha accentuato. Aiuta a socializzare. Ma anche a conoscere meglio il proprio corpo, i propri limiti ma anche le proprie capacità. L’arrampicata, e più in generale la montagna, aiutano a raggiungere un equilibrio psicofisico utile, non solo nel momento della pratica sportiva, ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni quando le persone non vedenti e ipovedenti si trovano di fronte ad ostacoli e difficoltà”.
Ma soprattutto scoprono che nulla è loro impedito. “Quando impareremo a guardare oltre il buio scopriremo che, malgrado la nostra disabilità, possiamo fare tutto. Anche scalare una montagna”.

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