Sembriamo quasi un Paese normale, ma durerà poco. Un Paese normale, dove si vince con la Nazionale che subito finisce sotto processo perché mette a rischio il prossimo Mondiale. Un Paese normale dove il Pil cresce cresce come non si vedeva da decenni. Un Paese normale dove la gente si appassiona per le liti tutte finte di Ballando con le stelle. La nostra storica normalissima Italia. Quella che da sempre non si piglia troppo sul serio, che bada alle cazzate, come diceva Churchill combattiamo le guerre come se fossero partite e le partite come se fossero guerre. Potrebbe essere rassicurante, questa Italia stordita dall’effetto Draghi, che comunque durerà poco. Si va a votare l’anno prossimo, o a metà di quello dopo. E comunque si può solo peggiorare, perché lo scenario che ne verrà fuori sarà quello di tante forze tutte con la stessa forza, e mi si scusi il gioco di parole. Ingovernabilità, ma anche questo è nella Storia d’Italia. Perché l’Italia è così, va avanti. La cosa preoccupante è che tutta questa normalità è esattamente quella che ci ha portato a questo punto. Questo procedere ad occhi chiusi perché tenendoli aperti non abbiamo visto altro che la miseria delle nostre prospettive, come quello che guarda il conto corrente a zero. Meglio non guardare, meglio prendere soldi a debito e poi tanto li renderanno i figli o i figli dei nostri figli mentre noi ci godremo la pensione. Meglio preoccuparsi di allarme fascismo, che adesso non si sente quasi più, perché le elezioni sono lontane. Meglio occuparsi di qualche migliaio di disperati che stanno nelle piazze a protestare contro il green pass. Meglio riempirsi la bocca della parola transizione energetica e poi licenziare una roba a Glasgow che definire accordo è davvero una bestemmia. Però fa niente, viviamo nel tempo della narrazione, del racconto, dove l’informazione si fa su Netflix e sui gruppi social. Giusto così, a volte è consolante la nostra normale Italia. Speriamo di non svegliarci, e speriamo che i nostri figli non se ne accorgano. Altrimenti verranno a prenderci con i forconi.

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