Lo Stadio Meazza, ovvero il quartiere San Siro. Trovo che il modo in cui si è impostato il dibattito pubblico sia quanto di più imbarazzante per Milano. Mettiamo in fila qualche motivo. Primo: ma vi pare logico che si discuta di uno dei luoghi più iconici della città, e anche più strategici, a partire dal giorno dopo le elezioni? Nella mia testolina pensavo che sarebbe stato il progetto su cui si sarebbe giocata buona parte della campagna elettorale. Così non è stato, e la colpa è del centrodestra. Invece di arrivare con una proposta chiara e condivisa, sono arrivati col nulla cosmico. Beppe Sala, che ha il naso per evitare i problemi, ovviamente ha rimandato tutto a dopo il voto, così il pallino ce l’ha lui. La questione non è casuale. La verità ultima e finale è che nel centrodestra e nel centrosinistra ci sono fronti trasversali per il sì o per il no. Per il capogruppo del Pd che è rigidamente a favore del nuovo stadio, c’è un consigliere Pd come Alessandro Giungi, recordman di presenze in consiglio, che dice assolutamente no. Anche qui: da quando in qua le posizioni sono tutte singole, e non c’è un dibattito preventivo interno ai partiti? Una volta succedeva così: settimane di discussione anche aspra, poi una sintesi e alla fine il voto in consiglio. Invece qui no, ognuno per i cavoli suoi e nessun momento di riflessione: male.
Secondo: la discussione sul Meazza non è il dibattito su uno stadio, ma su un quartiere. Lo stadio è davvero poco rilevante. I club stanno dicendo che vogliono edificare perché ovviamente lo stadio da solo non basta a sostenere economicamente l’impresa. E questo è dato dai numeri. E l’edificazione collaterale è il loro interesse. Chi pensa che li si possa obbligare a fare solo lo stadio, magari ristrutturando pure il vecchio, semplicemente pensa che il privato sia uno scemo con l’anello al naso. Ma se è vero che il privato fa quel che gli conviene, è vero anche che l’amministrazione ha tutto l’interesse a fare un ragionamento sull’intero quartiere e non solo sul quadrato di gioco. Bene: che cosa vuole l’amministrazione per San Siro? Cosa pensa che debba essere da qui a vent’anni? Ha un pensiero suo oppure lo deleghiamo ai privati (e non ne viene nulla di buono)?
Terzo e ultimo. La questione San Siro viene concepita come un problema. Ma non è un problema. E’ una magnifica opportunità. E non per la colata di cemento (come dicono alcuni) o per l’afflusso di denaro (come dicono altri, e la verità è in mezzo). Ma perché per l’ennesima volta il destino di Milano la mette in condizione di ridiscutere un pezzo importante del tessuto cittadino oggi slabbrato e ammalorato. Vogliamo prenderla come una opportunità oppure, come nostro solito, vogliamo impostarlo come derby tra sì-stadio e no-stadio?

di Fabio Massa
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