Gianluigi Paragone si muove sottotraccia. E si sta muovendo bene. Assai bene, almeno da un punto di vista elettorale. A Milano è candidato sindaco. Se la vittoria di Beppe Sala viene data per scontata, e per alcuni non solo al primo turno ma pure con largo vantaggio, e dunque la sconfitta del centrodestra con la bagarre tra Fratelli d’Italia e Lega, ci sono altri spunti di riflessione da prendere in considerazione. Spunti, si badi bene, che non sono piccinerie locali, ma segnali deboli a livello nazionale.

Ormai a reti unificate non c’è giorno in cui non si dica che i ricoverati e i morti per il Covid sono solo quelli che non si sono vaccinati. E’ un martellamento continuo, ed è – mi dichiaro apertamente – perfettamente giusto. Sono un vaccinista convinto. Ma da analista politico non può che incuriosirmi e non posso far altro che interrogarmi sul fatto che, settimana dopo settimana, i no vax e no green pass, riescono ad affollare le vie di Milano e di molte altre città d’Italia. Sbertucciati, come quando volevano bloccare i treni, ma comunque presenti, se pure il sindaco Beppe Sala ha invocato l’intervento del questore e del prefetto per trovare una soluzione. “Ormai questi cortei sono diventati un problema per Milano”, ha allargato le braccia l’altra settimana. Questa settimana sono arrivate le manganellate. Ma insomma, al di là di chi marcia, quelli sono voti che saranno espressi. A chi andranno? E’ legittimo pensare che possano andare a Gianluigi Paragone. Che è chiaro nel suo intento, molto più chiaro di Salvini e Meloni che pure quei voti stanno provando a prenderseli con un po’ di ambiguità. Voti che la Lega almeno dovrebbe rifiutare, ma si sa, la preferenza è come il denaro: non ha odore.

Quindi, Paragone. Se davvero Paragone si dovesse porre come seconda forza del centrodestra, che cosa diremo il giorno dopo? Come la tratteremo? La democrazia impone rispetto. Per il giornalismo sarà un bel dilemma.

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1 commento

  1. Sembra stia andando proprio così. Milano è una città europeizzata oramai. E questo fenomeno anti green pass, che raccoglie parecchie persone, se non la maggior parte, fuori dalla città non attacca. Come non attacca la solita promessa elettorale del “rimuoveremo l’area C” (tutte le città europee sono pedonalizzate in centro o comunque ztl, anche la povera Mosca e la povera Kiev); come inutile dirlo: guardiamo il salto di qualità che Milano ha fatto negli ultimi 10 anni. Milano può competere a livello sia attrattivo che turistico con Londra, con Berlino, con Parigi. E di sicuro al di là dell’ideologia, è perche qualcuno ha lavorato bene. il sindaco non va scelto per l’idea politica ma per quello che fa. Per le amministrative l’essere contro il green pass era equivalente a dire che il futuro sindaco di Milano avrebbe fatto la riforma della giustizia. Paragone, ci hai provato, ma non ha funzionato (neppure un segnale…)

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