Riepiloghiamo un attimo. Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, viene arrestato in casa sua anni fa. Poi lo portano in Comune, e infine lo fanno scendere dallo scalone nella piazza affollata dal mercato. Salvini fa il gesto delle manette. Il Movimento 5 Stelle ne dice di tutti i colori su Uggetti. Dopo cinque anni succede che Uggetti viene assolto con formula piena. Non aveva fatto niente. Intanto si è dovuto dimettere, e si è dovuto reinventare la vita. Perché non aveva più niente. Luigi Di Maio, che dei suoi è uno dei più furbi (il che non vuol dire necessariamente dei più intelligenti), capisce che bisogna dare un segnale e si scusa del trattamento riservato a Uggetti 5 anni prima. Facciamo i complimenti a Giggino? Manco per il c—o. Non restituiscono nulla a Uggetti, e lui invece ci ha guadagnato voti con i quali è finito – con altri del Movimento 5 Stelle – in Parlamento. Danilo Toninelli, che non brilla per acume, invece, ribadisce il suo giudizio e dice che Di Maio ha sbagliato a chiedere scusa: “Mi faccia leggere la sentenza. A volte dietro una assoluzione con formula piena ci possono essere dei comportamenti…” Giuseppe Conte, magnifico democristiano, dice di fatto che Di Maio ha fatto bene a scusarsi “ma anche” che il Movimento non cambierà mai sulla questione della legalità. Intanto Milena Gabanelli oggi racconta sul suo DataRoom del Corriere della Sera come funzionano i procedimenti disciplinari contro i magistrati, con nomi e cognomi di gente che tra pugni in faccia, droga e alcool farebbe impallidire anche i più viziosi. Con una differenza: quelli sono giudici, e la toga o non gliel’hanno levata, o gliel’hanno levata troppo tardi. A Uggetti invece la dignità l’hanno levata subito, subitissimo.

di Fabio Massa

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