Dove sta Pieve Emanuele? E dove sono finiti i lombardi?

Disclaimer ed avvertenza prima di andare avanti: non si tratta di una difesa d’ufficio di Regione Lombardia, che con Aria sulle prenotazioni, vabbè non commentiamo.

La politica – e soprattutto i tecnici – hanno dato il peggio del peggio, e forse è ora di metterci una pietra sopra all’idea di eccellenza lombarda perché solo mettendoci una pietra sopra riusciremo a ricostruire l’eccellenza.
Premesso questo. Ho letto di gente di Porta Venezia che si lamenta di andare a Pieve Emanuele e – cito testuale – descrive questo posto come un comune di Milano quasi fuori provincia. Quasi fuori provincia, capito? Pieve Emanuele confina con Milano, è attaccata a Milano. Tanto per capirci: l’Humanitas è al confine tra Rozzano e Pieve Emanuele. I ragazzi di Pieve vanno avanti e indietro ogni giorno dai licei e dalle università di Milano. I lavoratori di Pieve vanno avanti e indietro da Milano. Da Milano a Pieve ci si mette, se va male, 45 minuti. Io ho capito che ormai tutti si sono abituati alla città dei 15 minuti, e vogliono le comodità a 15 minuti. Ma se il pessimo servizio di prenotazioni mi manda a 45 minuti di distanza, o manda mio padre anziano, purché si possa muovere, ovviamente, io prendo il padre anziano e ce lo porto. Perché questo fa un lombardo. Si rompe le palle, ma alla fine ciapa su e va avanti. Non che frigna qui e là perché deve uscire dalla cerchia, quando poi ai primi caldi si fa magari due ore di coda per andare a Portofino. Questo fa un lombardo. Si rimbocca le maniche. E poi magari smoccola contro il sistema di prenotazioni che era proprio uno schifo. Ma intanto si vaccina. E torna a vivere.

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