Caso del filippino armato di coltello ucciso dalla polizia. È vero che bad news good news. Però dobbiamo dircelo: non esiste una emergenza sicurezza vera a Milano. Esiste una costante emergenza sicurezza percepita, che attiene alla qualità della vita e dei quartieri. Ma non esiste una emergenza sicurezza. Basta guardare i dati sugli omicidi. Quanti sono? Uno potrebbe pensare che sono decine, come in tutte le grandi metropoli. Invece si scopre che sono una manciata, ogni anno. Meno di cinque, per la precisione, negli ultimi tre anni. E attenzione: non è un primato milanese, assolutamente. Se uno va a guardare gli omicidi totali in Italia, siamo al ventesimo posto in Europa. Non male, come statistica. Eppure, ogni volta, riesplode il caso.

Ora, io lo capisco: la sicurezza è un tema forte da campagna elettorale. Ed è anche giusto, perché la prima cosa che tutti chiedono è proprio di vivere sicuri, in un tempo in cui il Covid e l’insicurezza sanitaria regnano sovrani. Ma è anche un male: perché il dibattito pubblico, già molto carente, si appunta sul solito schema: straniero assassino, italiano in pericolo contro accogliamo lo straniero, italiano razzista.

Uno schema che fa perdere di vista una Milano che nei prossimi dieci anni cambierà radicalmente e la politica dovrebbe vederlo e prevederlo, invece di guardarsi l’ombelico.

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