Come ho detto ieri, quando ci si rapporta con la città, dal primo cittadino all’ultimo abitante di periferia, bisogna avere la capacità di capire che si è piccoli. Tutti quanti. Perché Milano è superiore a tutti, Milano non è solo un luogo, è una storia millenaria, è un complesso di forze e di intelligenze. Non esiste e non è mai esistito il re di Milano. E’ una espressione che non usiamo, e non useremo mai. Se a Roma ci sono stati sette re, e svariate altre centinaia (l’ultimo noto: Totti), a Milano no. Al massimo a Milano si può comandare, e per un periodo limitato, e solo per investitura popolare. Funziona così, o meglio, come diceva giustamente Maran, a Milano non si usa come a Roma. Non si usa il ricatto e non si usa la lusinga. Perché questo preambolo? Perché di questa cosa si devono ricordare tutti gli investitori privati e soprattutto nel campo immobiliare, che si rapportano con la grande città sotto la Madonnina. Non si può ricattare la città, non si può subordinare un intervento a un aumento di volumetria, non si può pensare di influenzare la scelta politica, non si può pensare di creare una situazione di “leva” da usare contro la città. Quel sistema l’abbiamo vissuto, a Milano, ed è finito. Era il sistema Ligresti, e i danni, ferite ancora aperte su tutto il territorio, sono visibili ancora oggi. Sogno che insieme alla transizione ambientale ci sia questo, nel programma politico del prossimo sindaco: la schiena dritta anche di fronte a chi pensa di essere più chic, più bello, più giusto nel mondo, ma è comunque inferiore a una città che non va solo rispettata, ma amata e venerata.

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