Continua la battaglia tra Regione Lombardia e Istituto Superiore di Sanità. Ora l’Iss se ne viene fuori dicendo che da sempre i dati lombardi sono sbagliati. Ed è affermazione assai grave, gravissima. Se così fosse, ci vorrebbero le dimissioni in blocco. Dell’Istituto Superiore di Sanità. E non parliamo di politica, qui. Bisogna iniziare a darci un taglio, alla politica. Ma a casa mia, se uno riceve dati sbagliati e su quei dati vengono prese decisioni politiche (le zone rosse, arancioni e gialle), ha il dovere di dirlo chiaro e forte. Per capirci: l’Iss avrebbe dovuto emettere un comunicato stampa a maggio, o giugno, luglio, agosto, settembre eccetera con questo titolo: la Lombardia ci sta inviando i dati sbagliati. E invece no. Niente, nisba. Se ci sono stati errori, sono stati tollerati. Ma come si fa? L’avesse fatto, l’Iss, non staremmo qui a discutere di come è stato possibile quello che è avvenuto dopo. Ma davvero vi sembra possibile che l’Istituto Superiore di Sanità non l’avrebbe fatto, anche solo per un po’ di sano pararsi il cu.o tutto italiano? E allora, forse qui c’è un pasticcio un po’ più profondo. Un pasticcio che affonda nei pasticci. Tanto più che da una parte non sappiamo come è fatto l’algoritmo, quindi non si può dare ragione o torto a Fontana, dall’altra vengono prodotti documenti che di definitivo non hanno nulla se non per i fan dell’una o l’altra tesi. Per rendersene conto basta guardare le ricostruzioni: leggete quella elaborata dalla Regione, e poi quella elaborata dal Pd. Sono convincenti tutte e due. E questo è un problema: perché in questo caso la verità non sta nel mezzo.

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